Si è insediato ufficialmente da poco meno di 2 settimane ma per la comunità di San Marco di Teggiano è come se fosse lì da sempre. Parliamo di don Vincenzo Gallo, parroco 42enne, tra i più amati ed apprezzati del territorio. A lui abbiamo posto delle domande relative a diverse tematiche

  • Cosa vuol dire cambiare ed iniziare a guidare spiritualmente una comunità?

Quando il Vescovo mi ha invitato al nuovo Ministero, ho colto il tutto come un’opportunità di rinnovamento per me, per la comunità che lasciavo e per quella che abbracciavo. Con rinnovamento non si intende qualcosa di estremamente nuovo perché il lavoro di chi c’era prima di noi è stato proficuo, come i 48 anni ben fatti a San Marco da don Cono Di Gruccio. Il tempo che stiamo vivendo è caratterizzato da grande confusione e da estrema fragilità. Al parroco si chiede chiarezza su tutti i fronti

  • Com’è diventato prete? Come si è concretizzata la vocazione?

La mia storia mi riporta ad una sana famiglia cristiana e ad una fervente vita parrocchiale. In questa ordinarietà è venuto fuori il desiderio di appartenere alla Chiesa in un modo più intenso. Si è trattato di una sorta di frequentazione, di percezione in un percorso di vita

  • Com’è capitato anche a San Marco qualche tempo fa, spesso nelle comunità si manifesta un pò di insofferenza per la presenza dei Centri sociali

I poveri danno fastidio ai più. Danno fastidio perché ci scomodano, perchè hanno difficoltà oggettive e necessitano di aiuto ma anche perchè mettono in risalto le difficoltà contingenti del momento. Il cristiano non può far finta di non vedere, deve vivere una conversione che comprenda la nostra persona fino a raggiungere l’altro. Tutto ciò cozza con l’accoglienza dell’immigrato, del povero o del malato. E’ li la grande sfida. Non serve una cristianesimo comodo, di pantafola ma di incontro e di servizio

  • Qual è il suo pensiero su un tema molto dibattuto come quello delle Unioni civili?

Bisognerebbe evitare lo scontro di ideologie. In Italia si tende a politicizzare le questioni ed a porre una determinata posizione contro un’altra, come è capitato anche in occasione dei grandi eventi organizzati nelle piazze. La democrazia è conflitto ma un conflitto fatto di dee. Ho grande rispetto per tutte le diversità e le visioni. Bisogna, però, anche imparare a dar vita ad un dialogo costruttivo

  • E’ uno dei parroci più amati del territorio. Qual è il segreto?

Non so se è così ma se lo è, ne sono onorato. Tutti i confratelli della Diocesi sono per me un esempio. Ci stimiamo e conosciamo anche le fatiche e le povertà l’uno dell’altro. Non c’è un segreto. Quello che cerco di essere è coerente con quello che è stato il mio percorso. La Chiesa è di Dio, per cui quello che sono io è riferito a qualcosa che non mi appartiene e che non posso sciupare. Questa responsabilità mi motiva verso una coerenza sempre più forte. Spero che qualsiasi Vescovo giunga nella nostra Diocesi possa darmi fiducia, com’è accaduto fino ad ora.

– Cono D’Elia –


Un commento

  1. Mario Salvatore says:

    Intelligente, prudente e coerente.
    Mario Sanatore.

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