Comunemente con il termine di steatosi si definisce il cosiddetto “fegato grasso” rappresentato sostanzialmente da un accumulo di grassi all’interno degli epatociti.

Un tempo si pensava che fosse cosa di poco conto dal punto di vista clinico ma oggi, invece, questa condizione viene considerata con molta attenzione come una fase di passaggio verso possibili forme evolutive di vera e propria patologia cronica, anche irreversibile, come la cirrosi.

Ecco allora che il paziente che manifesta un leggero sovrappeso del fegato merita la massima attenzione. In realtà oggi si preferisce parlare di “epatopatia steatosica”, a sottolineare il fatto che si tratta di un danno del fegato, spesso silente, spesso cronico ed evolutivo.

Quando si parla di steatosi occorre come prima cosa distinguere quella alcolica da quella non alcolica. La prima costituisce la prima fase dell’epatopatia alcolica che facilmente evolve verso la cirrosi ed è legata alla forte assunzione di alcol e alla propria capacità di metabolizzarlo. È inutile dire che la prima terapia in questo caso è l’eliminazione totale di ogni bevanda alcolica. La steatosi non alcolica, invece, è oggi considerata come la manifestazione epatica della sindrome metabolica che ha nell’insulino-dipendenza il suo fattore determinante. È la forma più diffusa ed insidiosa anche perché può manifestare una componente infiammatoria che genera forme con fibrosi che poi evolvono verso la cirrosi epatica.

Contro la steatosi è essenziale il ruolo della fitoterapia anche perché molti farmaci sono a loro volta epatotossici. Tra tutte le piante dotate di significativa attività protettiva sul parenchima epatico emerge il Cardo mariano con il suo complesso denominato silimarina. Molte ricerche ne hanno studiato e confermato l’efficacia. La silimarina presenta le seguenti proprietà farmacologiche: stabilizzazione delle membrane cellulari e lisosomiali degli epatociti, effetto antiossidante, inibizione della perossidazione dei lipidi, effetto antinfiammatorio e antifibrotico, stimolazione della biosintesi proteica e della rigenerazione epatica. Quindi, nel complesso la silimarina migliora la funzionalità dell’epatocita con un’attività epatoprotettrice.

Di recente è disponibile in farmacia un integratore che affianca al Cardo mariano, l’attività antinfiammatoria della Picrorhiza, gli enzimi digestivi, la cui presenza riduce il carico di lavoro enzimatico posto sul fegato e l’Oxicyan, un potente fitocomplesso antiossidante.

Bibliografia: L’Erborista febbraio 2019


 Farmacia 3.0 – Rubrica a cura del dott. Alberto Di Muria

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