È fra gli stratagemmi più usati dalle donne che vogliono rimanere incinta: dopo un rapporto sessuale, o dopo l’inseminazione artificiale, si cerca di rimanere sdraiate, spesso a “gambe all’insù”, per almeno 10 minuti, nel tentativo di facilitare l’incontro fra spermatozoi e ovociti. Una sorta di esercizio anti-gravità, che però si rivela inutile secondo l’ultimo studio scientifico sul tema, il più ampio mai portato a termine, presentato a Helsinki al meeting della Società europea di riproduzione umana ed endocrinologia (Eshre) da esperti del VU University Medical Center di Amsterdam.

In effetti questo mito aveva una base scientifica. Infatti nel 2009 uno studio condotto anch’esso in Olanda su 400 coppie, pubblicato sul British Medical Journal, aveva dimostrato che dopo un’inseminazione artificiale, le possibilità di rimanere incinte aumentano del 50% se si rimane sdraiate per 10 minuti.

Già all’epoca questi risultati erano stati contestati sia perché non aveva dato risultati molto chiari, né aveva preso in considerazione alcuni fattori come i medicinali utilizzati, sia perché si sa che il seme raggiunge le tube di Falloppio cinque minuti dopo l’inseminazione intrauterina e che può poi sopravvivere per molti giorni: quindi, perché restare a letto dovrebbe mai influire su questo? Non ci sono spiegazioni biologiche ad un effetto positivo del restare distesi.

Ma questa convinzione è talmente radicata che anche in caso di inseminazione intrauterina (IUI), la più semplice metodica di riproduzione assistita, la donna in genere rimane a riposo sdraiata qualche minuto prima di alzarsi e di riprendere qualunque attività. Ora il nuovo studio, condotto su un totale di 479 donne sottoposte a più di un’inseminazione intrauterina per un totale di 2000 IUI, sfata il mito.

Le donne sono state assegnate a due gruppi: alcune dovevano restare distese per 15 minuti e le altre potevano alzarsi e camminare immediatamente subito dopo l’inseminazione. Ebbene, dai risultati non emerge nessuna differenza tra i due gruppi quanto all’esito della procedura, terminata con successo nel 32,2% dei casi di coloro che erano rimaste sdraiate e nel 40,3% dei casi di coloro che si erano subito alzate in piedi.

Bibliografia: www.lastampa.it – www.30righenews.it  – www.leggo.it 


Farmacia 3.0 – rubrica a cura del dottor Alberto Di Muria


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