La Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit) mette in guardia tutti i cittadini dai morsi di zecca e dai pericoli che possono comportare. Nel 70% dei casi l’encefalite da zecca si manifesta come meningoencefalite, una malattia che può avere esiti piuttosto seri: può causare la paralisi e, in piccola percentuale (2%), può persino portare alla morte.

La meningoencefalite da zecche, omeningoencefalite primaverile-estiva, è una malattia virale che colpisce il sistema nervoso centrale, causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus.

Nel 70-90% dei casi la malattia decorre in maniera asintomatica. Nei casi sintomatici il tempo di incubazione è variabile. L’andamento dei sintomi è spesso bifasico: dopo un primo episodio simil-influenzale si ha un periodo di relativo benessere della durata di 7-10 giorni, cui segue la malattia vera e propria. Il morso della zecca spesso non viene avvertito perché nella saliva dell’animale è contenuta una sostanza che ha un effetto anestetico nelle ghiandole salivari. È opportuno che chi si rende conto di essere stato morso da una zecca prenda contatto con un medico.

L’encefalite da morso di zecca è stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994. Le zecche, e in particolar modo Ixodesricinuse Ixodespersulcatus, sono sia vettori che “serbatoi”. Anche le zecche del genere Dermacentor (zecca del cane) possono trasmettere l’infezione. Questa malattia esiste e non va sottovalutata. Ma si può prevenire con il vaccino.

Attualmente è soprattutto il Nord Est italiano ad essere interessato. I primi casi furono descritti in Toscana nel 1975, successivamente nel 1992 in Trentino ed infine nella provincia di Belluno nel 1994. Questa patologia potrebbe però essere presente anche in altre aree geografiche, soprattutto quelle montane: è quindi opportuno che i medici di base e il personale sanitario tutto tengano conto di questa possibilità

Gli specialisti della Simit consigliano nelle aree interessate dalla malattia di percorrere sentieri guidati, non attraversare prati con erba alta a gambe nude, utilizzare abiti chiari, al rientro da escursioni di ispezionare attentamente le aree di cute esposta per escludere la presenza di zecche.

Bibliografia: www.corriere.it -www.repubblica.it – www.stadio24.com – www.ansa.it – www.intelligonews.it


Farmacia 3.0 – rubrica a cura del dottor Alberto Di Muria


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