http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTS1MwsRHws7uh9sbA45mYGK6fJCV4FMF-VcUprgrl9vjY2vzQvNel mese di gennaio u.s. sono state presentate dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, le conclusioni dello studio epidemiologico sulla mortalità per tumore in Campania, commissionato dal ministro per verificare una eventuale connessione tra un incremento della patologia tumorale e lo smaltimento di rifiuti tossici per cui è tristemente nota la nostra Regione.
Le conclusioni dello studio, fortemente contestate dai diversi comitati civici, sono state che “nessun nesso causale è accertato tra l’esposizione ai siti di smaltimento dei rifiuti e specifiche patologie, ma non possono essere escluse potenziali implicazioni sulla salute”.
In conclusione, non viene confermato l’incremento di rischio di mortalità per tumori come segnalato nei media.
In realtà, il rapporto conferma che “per quanto riguarda i tumori maligni nel loro complesso, la mortalità in Campania è superiore ai valori dell’intera Italia”.
In particolare nella regione risultano più elevati i tassi di mortalità tra gli uomini per i tumori al fegato, laringe, trachea, polmoni, prostata e vescica e tra le donne per i tumori al fegato, laringe e vescica. Però, essendo il numero di nuovi casi di tumori in calo salvo per quelli al fegato, ai polmoni ed alla laringe, gli esperti concludono che le cause siano “in buona parte riconducibili a fattori di rischio noti e maggiormente presenti nell’area considerata”, ovvero “la prevalenza di infezioni da virus per l’epatite C e B, la prevalenza di fumatori” e non all’inquinamento ambientale.
La commissione si è concentrata, invece, sui dati di sopravvivenza, definiti sconfortanti. Chi si ammala e cura in Campania ha una speranza di vita “inferiore di circa 3 punti percentuali rispetto alla media nazionale”.
Le cause sono “le difficoltà di accesso alle strutture sanitarie di diagnosi e cura e l’enorme frazionamento dei percorsi sanitari, migrazione, notevole presenza di strutture private convenzionate, in assenza di uno standard di qualità di riferimento sia di tipo diagnostico che terapeutico.
In conclusione, gli esperti ammettono che i rischi di ammalarsi di tumore in Campania sono più alti e minori le probabilità di sopravvivenza, ma le cause sono da ricercarsi non nel grave inquinamento ambientale ma negli sbagliati stili di vita e nella realtà fatiscente delle strutture sanitarie.
Ciò è stato contestato, come detto, dai comitati civici ma anche dal senatore Ignazio Marino, Presidente della Commissione di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, che puntano il dito sui livelli abnormi rilevati nella Regione di diossina e di molte altre sostanze che la letteratura internazionale associa concordemente all’insorgenza dei tumori. Contestazioni che hanno colpito anche il ministro Balduzzi che ha anticipato che il contenuto della ricerca è solo la prima tappa di un monitoraggio più esteso, affermando: “Non partiamo da zero. Sarà formata una task force per studiare eventuali interventi”. Speriamo sia vero.

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