La Fase 2 legata all’emergenza Coronavirus non ha ancora permesso una ripresa per il mondo della ristorazione.

Bar, ristoranti e pizzerie saranno tra gli ultimi a riaprire insieme a parrucchieri e centri estetici a causa della questione legata alla distanza interpersonale. Una situazione che aggrava ancora di più lo scenario difficile in cui si ritrovano a combattere tante attività.

Non sarà semplice, infatti, ritrovarsi a convivere con le regole ferree previste per la ripresa, tra cui la disposizione di tavoli, la gestione di flussi, orari e prenotazioni e degli spazi di lavoro.

Ne abbiamo parlato con Alfeo Davide Cancellaro, titolare dell’hotel “Villa Cosilinum” con annesso ristorante “Porticum Herculis”, un palazzo del ‘700 del centro storico di Padula riconvertito in struttura ricettiva.

  • Come prospetta la ripartenza della sua attività?

Il processo di apertura dell’attività lo vedo alquanto complesso e lento. Sarà difficile all’inizio. Innanzitutto c’è bisogno che la gente cominci a scrollarsi di dosso la paura che in questi mesi l’ha fatta da padrona. La vera sfida sarà trasmettere ottimismo al cliente rassicurandolo e adottando tutte le misure precauzionali del caso. Non per ultimo, poi, ci ritroviamo a dover affrontare il problema economico che investe tutta la società.

  • Può fare un’ipotesi su come sarà riorganizzato il locale attuando il distanziamento sociale?

Per come è strutturato il nostro locale non avremo alcun tipo di problema nell’organizzazione logistica degli spazi e assicureremo la distanza di sicurezza addirittura oltre i limiti imposti per legge.

  • Diversi locali stanno tentando di ricominciare con l’asporto. Cosa ne pensa? Può essere d’aiuto in questa fase di attesa?

In merito all’asporto, almeno nella nostra zona sono d’accordo solo per quello che è l’ambito delle pizzerie o similari, laddove gli operatori siano in prima persona titolari. Questo perchè la densità di utenza, le abitudini e le richieste sono differenti se paragonate a quelle dei grandi centri.

  • In merito alle scelte del Governo, pensa sia stata sottovalutata la situazione difficile del mondo della ristorazione?

Premesso che la ristorazione è uno dei settori che maggiormente ha subìto le conseguenze di questa pandemia, le misure adottate dal Governo sono alquanto deludenti. Credo che fosse necessario bloccare ogni tipo di esborso legato all’attività per un periodo non inferiore ad un anno, permettendo così di ‘rimettersi in carreggiata’ dato che le conseguenze economiche si protrarranno per un tempo più lungo rispetto a quello dell’evoluzione emergenziale dell’epidemia.

  • Quali dovrebbero essere, in concreto, le scelte da attuare urgentemente?

In questo momento i ristoratori soffrono la mancanza di liquidità. Il “Decreto Liquidità” a causa dei vari vincoli in esso contenuti, non permette alle Banche di erogare gli eventuali prestiti ai clienti che ne fanno domanda. Dei finanziamenti non condivido né la durata (6 anni) né il tasso che dovrebbe essere, invece, di 10 anni a 0. Il Decreto, a mio parere, va riformulato esonerando le Banche da ogni responsabilità civile e penale ed includere come beneficiari del prestito anche coloro che risultano segnalati nella Centrale Rischi. Inoltre bisogna snellire la burocrazia e semplificare la richiesta e ridurla ad un unico foglio. E’ necessario immettere liquidità sul mercato per poter riavviare l’economia con contributi a fondo perduto in percentuale alla perdita di fatturato dell’attività nei mesi di fermo.

– Claudia Monaco –

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