La generale “stretta” del credito bancario e finanziario degli ultimi anni si è ripercossa in particolar modo sul problema della crisi d’impresa e del suo recupero, rispetto al quale il punto di riferimento imprescindibile rimane il sistema bancario (come d’altra parte dimostrano i recenti interventi legislativi in questi mesi di pandemia). In altri termini, il deterioramento produttivo ed economico di un’impresa spesso finisce per ripercuotersi anche sul suo stato di liquidità e sul livello del suo indebitamento, tanto da non poter vedere una via di uscita senza l’intervento deciso da parte dei creditori bancari, sia attraverso una pianificata ristrutturazione del debito, sia attraverso l’eventuale erogazione di “capitali freschi” che le permettano di gestire efficacemente la crisi in atto ed evitare il fallimento.

Questa impostazione è confermata dal nuovo “Codice della crisi e dell’insolvenza” (contenuto nel D.Lgs. n. 14/2019, che, a partire dal 1° settembre 2021, sostituirà la legge fallimentare e gran parte dell’attuale sistema concorsuale italiano), in cui diverse disposizioni guardano – direttamente od indirettamente – proprio al sistema bancario come “attore” fondamentale affinché un’impresa commerciale non veda degenerare la propria momentanea difficoltà economico-finanziaria in una definitiva e conclamata insolvenza. Esempi, in tal senso, sono gli istituti degli accordi di ristrutturazione “ad efficacia estesa” (art. 61, c. 5), l’autorizzazione del tribunale al mantenimento delle linee di credito autoliquidanti in essere affinché l’impresa possa mettere in pratica il programma di risanamento proposto ai propri creditori ed autorizzato dal tribunale (art. 99, c. 2), la previsione dell’obbligo, in capo alle banche ed agli intermediari finanziari, d’informare gli organi di controllo societari circa eventuali variazioni, revisioni e revoche degli affidamenti, che siano la spia dell’inizio di una crisi della società affidata (art. 14, c. 4).

Insomma la sfida è di non poco conto, soprattutto alla luce della ormai inarrestabile produzione regolamentare in ambito bancario da parte delle autorità di vigilanza (Banca d’Italia e BCE) che non sempre si concilia efficacemente con quanto poi disposto dal legislatore in materia di crisi d’impresa; con il rischio di impostazioni tra loro contraddittorie che non può essere certo il sistema bancario a sciogliere. Pertanto, rimane fondamentale una vera e propria “alleanza” tra il ceto creditorio bancario ed il sistema economico-produttivo, al quale la legge imporrà sempre di più un obbligo di conduzione prudenziale e pianificata delle proprie attività. Una impostazione che, come insegna il nuovo “Codice della crisi e dell’insolvenza”, porti ad un nuovo approccio (culturale, prima ancora che gestionale) da parte delle imprese, che non potranno più permettersi atteggiamenti attendisti, ma dovranno attivarsi quanto prima affinché un periodo di momentanea e ciclica difficoltà produttiva o finanziaria possa degenerare in una insolvenza irreversibile, con conseguenti perdite per tutto un territorio.

La Banca Monte Pruno, con il suo ufficio legale e con i suoi consulenti, è impegnata a studiare la problematica al fine di migliorare costantemente il rapporto banca/cliente. È questa una sfida importante che sarà necessario affrontare al meglio, perché il sistema bancario tutto possa ritrovare, pur nei limiti della “sana e prudente gestione”, quella funzione istituzionale di sostegno al mondo delle imprese, in particolar modo, in momenti di crisi sistemica come quelli che purtroppo ci (ri)troviamo ad affrontare.

– Giovanni Battista Fauceglia – Area Legale Banca Monte Pruno

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