Dopo una vasta attività di indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e condotta dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Potenza, si è proceduto con il supporto e la collaborazione degli agenti delle Squadre Mobili di altri 20 capoluoghi di tutta Italia e dei Reparti Prevenzione Crimine di Lazio, Campania, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria, di due Unità Cinofile e di un equipaggio eliportato di Reggio Calabria, all’esecuzione sul territorio di Potenza e provincia di 38 provvedimenti cautelari personali emessi dal Gip del capoluogo lucano. Le misure restrittive sono state applicate nei confronti di persone ritenute gravemente indiziate di appartenere all’associazione mafiosa “Martorano-Stefanutti”, operante a Potenza e provincia, con estensione anche sul territorio di Matera. Sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento seguito da incendio, aggravati dall’agevolazione e dal metodo mafioso.

Sono state applicate 28 misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di Renato Martorano, Dorino Rocco Stefanutti, Donato Lorusso, Giambattista Pace (1992), Giambattista Pace (1952), Saverio Postiglione, Giovanni Quaratino, Salvatore Francesco Romano, Salvatore Santoro, Michele Sarli, Nicola Sarli detto “Sciassi”, Rocco Basta, Rocco Benedetto, Marco Bruno, Luigi Cancellara, Domenico Carlucci, Enzo Giordano, Enrico Michele Lamonea, Umberto Lo Piano, Antonio Masotti, Mirco Nucito, Federico Orlando, Lodovico Pangrazio, Valentino Scalese, Giovanni Tancredi, Carlo Troia e Gerardo Vece; 9 misure di arresti domiciliari nei confronti di Albina Stefanutti, Manuela Stefanutti, Rocco Della Luna, Elvira D’Ascoli, Potito Capezzera, Mario Di Giuseppe, Francesco Michele Riviezzi, Lorys Calabrone, Federico Saccone e un divieto di dimora nel territorio della provincia di Potenza nei confronti di Giacinto Daniel Tomasco. Sono stati disposti ed eseguiti 7 provvedimenti di perquisizione domiciliare e personale nei riguardi di altrettante persone dimoranti a Potenza e nei paesi vicini.

L’indagine ha consentito di raccogliere un grave quadro indiziario in merito alla permanenza e alla continuità operativa del clan “Martorano-Stefanutti” di Potenza, rafforzata con la scarcerazione prima di Dorino Rocco Stefanutti e poi di Renato Martorano, ritenuti al vertice della consorteria potentina, ampiamente riconosciuta dalla ‘ndrangheta e dai clan mafiosi lucani, siciliani e pugliesi. Le investigazioni, nel corso delle quali sono stati acquisiti documenti contenenti veri e propri riti di affiliazione, regole, organigrammi e ruoli di vertice delle cosche della ‘ndrangheta, hanno svelato l’esistenza di solidi legami intrattenuti e consolidati nel corso degli anni dal sodalizio lucano con alcuni dei clan maggiormente accreditati sul territorio nazionale, come quello dei “Pesce-Bellocco” di Rosarno e quello dei “Grande Aracri’ di Cutro, con cui è stato intessuto un consistente e duraturo rapporto di collaborazione criminale coltivato negli anni specie nel settore elettivo dei videogiochi, per il quale la DDA potentina ha già svolto in passato un’altra indagine che ha portato quest’anno alle prime sentenze di condanna, tra gli altri, nei confronti dello storico capo del clan calabrese, Nicolino Grande Aracri, e di altri a lui vicini. Altre proiezioni criminose extraterritoriali risultano investire esponenti sia della mafia siciliana, legati al sodalizio dei Santapaola di Catania, sia di sodalizi presenti e operativi in Puglia e Basilicata. L’indagine ha fatto luce sulla capillare compenetrazione del sodalizio potentino nel tessuto economico ed imprenditoriale cittadino, perseguita anche attraverso il reiterato ricorso ad eclatanti azioni intimidatorie, quale quella del marzo dello scorso anno quando sono stati esplosi quattro colpi di arma da fuoco contro l’abitazione di un imprenditore di Palomonte. La ricostruzione investigativa di oltre 15 anni di azioni delittuose riconducibili a esponenti del sodalizio ha permesso di tracciare il solco di un nuovo corso criminale attivo nella città di Potenza, chiaramente mirato a conseguire e consolidare il monopolio su specifici settori, tra cui l’installazione e la gestione di macchinette video-poker ed i servizi di sicurezza e vigilanza all’interno delle discoteche. Nello spettro strategico-operativo del sodalizio è emersa la spiccata capacità di infiltrarsi nella gestione diretta o indiretta di appalti di opere e servizi pubblici attraverso una fitta rete di contiguità e connivenze insinuatasi nelle sfere istituzionali, come nel caso di una sigla sindacale attiva nel comparto sanitario che, anche attraverso il ricorso a metodi intimidatori, ha consentito per lungo tempo una gestione “addomesticata” dei dipendenti della società Kuadra, già affidataria dei servizi di pulizia presso l’ospedale “San Carlo” di Potenza, favorendo il concentrarsi del controllo delle assunzioni e dei licenziamenti proprio nelle mani dei maggiorenti del sodalizio criminoso, che in tal modo hanno guadagnato una forte sfera di influenza e di credito sociale sul territorio. L’indagine ha inoltre svelato la regia comune e condivisa della consorteria potentina con il clan Grande Aracri di Cutro anche nell’azione estorsiva perpetrata ai danni di un’altra società affidataria di servizi di raccolta e smaltimento rifiuti presso l’ospedale di Potenza, Salvaguardia Ambientale spa, azione per la quale è stato già condannato in via definitiva Donato Lorusso, componente del sodalizio lucano.

Le risultanze investigative hanno restituito il quadro indiziario di una rinnovata stagione criminale snodatasi anche attraverso il ripetersi di azioni intimidatorie condotte secondo stilemi tipicamente mafiosi, evocativi della garanzia di protezione sul territorio e della necessità di assistenza ai detenuti, anche attraverso il ricorso all’uso delle armi, talvolta impiegate per regolamenti di conti interni, come nel caso di una pistola sequestrata nell’agosto del 2020 nel contesto di una discussione per crediti di droga. Proprio le armi e la droga risultano rappresentare un altro settore di preminente interesse del sodalizio, come confermato anche dall’arresto di Michele e Nicola Sarli nel maggio del 2020 dopo il ritrovamento di due pistole, oltre che cocaina e marijuana che detenevano in un’abitazione rurale alla periferia di Potenza e da altri arresti e sequestri di stupefacenti effettuati quest’anno, come quello nei confronti del barbiere Enzo Giordano e del barista Umberto Lo Piano. Il redditizio settore della droga ha permesso al clan di movimentare cospicue somme di denaro destinate in parte anche all’assistenza in favore dei sodali detenuti, secondo il consolidato sistema della “bacinella”, tipico delle associazioni mafiose, ovvero una forma di mutua assistenza che si è potuta osservare nel corso della detenzione di Dorino Rocco Stefanutti presso la Casa circondariale di Melfi dove, tramite i suoi congiunti, oltre a ricevere costante assistenza materiale, impartiva specifiche direttive verso l’esterno anche attraverso la consegna di “pizzini”, così continuando a mantenere il controllo del sodalizio.

Le numerose misure restrittive adottate a valle delle indagini rappresentano un ulteriore tassello della complessiva azione di contrasto alla criminalità organizzata lucana che la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, grazie all’encomiabile apporto delle forze di polizia, sta conducendo su un territorio in cui la presenza criminale, a base marcatamente mafiosa, rappresenta una realtà ormai innegabile che investe le province di Potenza e Matera. Tutto ciò da una parte impone che ad ogni livello non si indugi ancora in pericolose sottovalutazioni del fenomeno e dall’altra rende costante l’impegno, quotidiano, professionale e sistematico delle Forze di Polizia e della Magistratura lucane.

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