https://c2.staticflickr.com/6/5101/29281439853_0d07de878b_o.jpgIl disordine idrogeologico ha caratterizzato tutta la storia della nostra valle, nonostante i vari tentativi di bonifica espletati ripetute volte nel corso dei secoli. Le acque straripavano da vari punti del Tanagro e dai numerosi torrenti che scorrevano nel Vallo, dando così origine ad allagamenti ed a stagnazioni che verso l’estremità nord formavano nei mesi invernali un vero e proprio lago.

Nell’età romana si scavò, nell’estremo lembo del territorio pollese, un Foxatum destinato a raccogliere le acque per farle defluire ordinatamente nella sottostante Valle del Sele. Ma per i detriti che vi confluivano da tutta la piana il suddetto Fossato finiva a lungo andare col riempirsi nuovamente facendo così straripare le acque.

Nel 1306, a spese del conte Tommaso Sanseverino e dei Comuni interessati fu tentata una bonifica cercando di espurgare il suddetto Fossato detto del Maltempo. Ma il risultato fu deludente.

Nella seconda metà del Seicento fu intrapresa una vera e propria bonifica  del Vallo dal governo vicereale con lo stanziamento di ben 8000 ducati da parte della Regia Corte, ma con l’ordine che la quarta parte di questa somma dovesse essere pagata dai cittadini dei vari Comuni. Furono mobilitati gli ingegneri ed i tecnici della Giunta dei Regi Lagni e furono intrapresi lavori che durarono anni. Ma alla fine i risultati furono scarsi, tanto che i valligiani decisero di non contribuire più alle spese per la bonifica, come risulta dal testo di una delibera del Parlamento di Diano [Teggiano] del 1° gennaio 1696, che così recitava: “E per essi Cittadini è stato risposto unanimiter che loro non vogliono saper altro del Regio Lagno e non vogliono contribuire più in detta spesa, et ita conclusum pari voto nemine discrepante, et ad fidem”.

Esattamente un secolo dopo ci fu un altro tentativo di bonifica, intrapreso questa volta dal governo borbonico. Nel 1796 lo stesso re, Ferdinando IV, venne in visita nel Vallo per verificare il risultato dei lavori di bonifica e di sistemazione della cosiddetta “Strada delle Calabrie” nel tratto che andava da Polla a Casalbuono. Per l’occasione fu posta in un punto della strada regia una lapide laudatoria in cui si affermava che il sovrano con tale bonifica aveva restituito agli abitanti della zona la fertilità dei campi e la salubrità dell’aria. Ma in effetti anche questa volta non si erano superati i limiti della solita, ordinaria manutenzione di controllo e riparazione degli argini del Tanagro e dei torrenti del territorio vallivo.

Nell’Ottocento venne istituita una “Deputazione per la Bonifica del Vallo di Diano”, che fu promotrice di diversi interventi che, come al solito, non risolsero il problema. E così si continuò per tutto il secolo. La svolta decisiva per la sistemazione delle acque straripanti della valle avvenne nel 1927, anno in cui fu istituito con decreto regio il Consorzio di Bonifica Vallo di Diano e Tanagro

FONTE: L. CASSESE, “Scritti di storia meridionale”, Salerno 1970, pp. 3-22.

– Arturo Didier –


 

Un commento

  1. Tonino B. says:

    Ma non furono i romani a risolvere il problema se pur in parte?

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