Fino all’apertura al traffico dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria (1978), l’accesso al Vallo di Diano era quasi impossibile. Eppure, nonostante ciò, per migliaia di anni, tale traffico si era svolto regolarmente, a cominciare dall’attraversamento dei 37 elefanti da battaglia portati dal generale Annibale nel 213 a.C. e continuando con la venuta degli eserciti greci, romani e bizantini, con l’armata dell’imperatore Carlo V nel 1536, fino alle camicie rosse capeggiate dal generale Garibaldi.

Questi ininterrotti passaggi di eserciti nel Vallo erano dovuti al fatto che il nostro comprensorio vallivo era attraversato dalla famosa strada consolare romana, detta “Via Popilia” che si estendeva da Capua a Reggio Calabria e che era una delle arterie fondamentali di quel tempo. In altre parole, i viaggiatori che partivano da Roma per raggiungere le province meridionali dovevano per forza passare per la cosiddetta alta Valle del Tanagro.

Sono innumerevoli nei documenti epigrafici, pergamenacei e cartacei le citazioni di personaggi illustri, ma anche di viaggiatori comuni, che attraversavano il suddetto territorio per varie ragioni. Riportando qualche esempio, cominciamo da Marco Tullio Cicerone, il quale in fuga da Roma, fece, il 9 aprile del 58 a.C., una sosta per la notte in una villa di Atina (l’odierna Atena Lucana), dove all’alba di una notte insonne, fece un sogno premonitore sul suo rientro in patria.

Un altro esempio di passaggio di visitatore illustre nel territorio del Vallo è dato dallo statista ed erudito lucano Cassiodoro, il quale, trovandosi nell’anno 527 in località Marcellianum, nei pressi di Padula dove c’è il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte, assiste ad una irruzione di delinquenti che provengono da diversi luoghi del territorio circostante. Egli allora scrive una lettera al re ostrogoto Atalarico, esortandolo a far osservare dagli addetti locali una maggiore cura dell’ordine pubblico. Va detto che nel suddetto Battistero il battesimo dei catecumeni avveniva con l’antica usanza dell’immersione in una vasca. Ma Cassiodoro riporta la notizia di un prodigio che in questo luogo si verifica nel periodo della veglia pasquale, durante l’atto notturno del battesimo dei catecumeni, allorché si verifica uno strano innalzamento e ribassamento delle acque della vasca durante il rito del Battesimo. Ma c’è di più: Cassiodoro riferisce di aver assistito anche lui al manifestarsi di tale fenomeno.

Infine va accennato ad un’altra notizia di visitatori illustri nel Vallo, poiché è accertato lo stanziamento di un gruppo dei cavalieri del famoso Ordine di Malta, i cosiddetti crociati, i quali risultano acquartierati nei pressi della Certosa di Padula e costituiscono un corpo di guardia che ha il compito di scortare i pellegrini che attraversano la piana per recarsi a Brindisi, da dove possono partire per recarsi in Terrasanta.

Come si vede, pur costituendo il Vallo nei secoli scorsi un luogo di difficile accesso, con una viabilità accidentata e con ostacoli di ogni genere, ciò non impediva l’attraversamento di tale territorio da parte eserciti, di imperatori e di uomini illustri di varia provenienza. Certo, non era cosa agevole attraversare il Vallo, in cui regnava da sempre il disordine idrogeologico, dovuto alla mancanza di un adeguato incanalamento delle acque che scendevano dalle colline circostanti, si avviavano verso il fondo valle in direzione di Polla, dove, una volta giunte, non trovavano lo sbocco per defluire nella piana sottostante e di conseguenza si appantanavano, tornavano indietro e formavano addirittura un lago, che veniva citato nelle coeve descrizioni del territorio.

Ma tutte queste difficoltà non impedivano il passaggio dei valligiani e di ogni specie di viaggiatori, che scorazzavano coraggiosamente da nord a sud e da sud a nord.

Tale passaggio rendeva il Vallo una zona praticabile, che consentiva ai valligiani di non vivere, come si poteva pensare, ai margini della storia, bensì di partecipare al processo storico, cioè di assimilare tutti i fermenti e le temperie che caratterizzavano il Mezzogiorno in quei tempi difficili.

Questo permette di fare un’ultima osservazione. Le articolazioni del processo storico, si sa, sono infinite. Una di esse è che la storia consiste nel superamento delle difficoltà che si incontrano nella vita sociale. Ed è il caso, questo, dell’attraversamento del Vallo nei secoli passati.

– Arturo Didier –

FONTE: Autori Vari, “Storia del Vallo di Diano” vol. 3.

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