Quanno nascette Ninno a Betlemme

era nott’e pareva miezojuorno.

Maje li stelle – ricche e belle –

se vedettero accossì;

e ‘a cchiù lucente

jett’a chiammà li Magge all’Uriente…

Che la poesia dialettale abbia la stessa dignità letteraria di quella in lingua italiana, lo dimostra egregiamente questa pastorale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), dottore della Chiesa, vescovo, appartenente ad una famiglia nobile di Pagani, fondatore dell’Ordine dei Redentoristi (al quale appartiene il nostro vescovo Antonio De Luca), ma anche letterato, musicista, autore di opere teologiche e scritti di carattere popolare.

Questi versi stupendi richiamano la bellezza dei presepi napoletani del Settecento, che ebbero una capillare diffusione, a cominciare da quello allestito a Palazzo Reale dalla corte borbonica, e continuando con quelli allestiti nelle case nobiliari e nelle chiese, per i quali presepi venivano mobilitati i grandi scultori della Napoli barocca. Il presepe più bello del mondo è certamente quello che si trova nel Museo dell’ex Certosa di San Martino a Napoli.

Va tenuto conto che nel Presepe sono presenti, in perfetta fusione, le tre arti figurative, e cioè scultura, pittura e architettura, che danno vita ad un’opera d’arte corale, magniloquente, paesistica. Inoltre dai realistici pastori hanno origine tantissime statue dell’età barocca, nelle quali i Santi non sono più costituiti da figure simboliche, irrigidite nei blocchi di marmo o di legno, ma sono figure “vestite”, con abiti talvolta svolazzanti, figure ricalcate da personaggi della vita quotidiana, ad esempio Madonne che spesso sono rappresentate come donne del popolo, come ad esempio la settecentesca Madonna “Assunta” della cattedrale di Teggiano, una popolana che si cinge di un modesto scialle ripiegato sulle spalle.

Nel laico Novecento si è tentato di sostituire al Presepe l’albero di Natale, che è un simbolo che non ha niente a che fare con il Natale, per la cui ricorrenza è infinitamente meglio la sacra rappresentazione con i pastori rievocata dai suggestivi versi della pastorale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, con i quali auguriamo Buon Natale ai nostri gentili lettori.

– Arturo Didier –


FONTE: T. FITTIPALDI, Il presepe napoletano del Settecento, Editrice Electa, Napoli 2001.

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