Nell’estate del 1846 giunse nel Vallo il grande epigrafista Teodoro Mommsen con il compito di raccogliere tutte le superstiti iscrizioni latine (ma alcune anche greche) dell’età classica reperibili, con la cortese collaborazione degli eruditi locali, sul territorio. Egli si stabilì a Diano (oggi Teggiano), accolto nel castello dal canonico Stefano Macchiaroli, e in poco tempo riuscì a portare a termine il suo lavoro. Anni dopo il Mommsen diede un’edizione critica di tali iscrizioni, che furono pubblicate nel famoso “Corpus Inscriptionum Latinarum”, corredate di notizie, veri e propri saggi, sulle città antiche del Vallo: Tegianum, Atena, Polla.

Agli inizi degli anni Settanta del Novecento queste iscrizioni raccolte dal Mommsen furono di nuovo reperite e riesaminate da un non meno illustre epigrafista già noto a livello nazionale, il mio compianto amico professor Vittorio Bracco, archeologo, storico e umanista originario di Polla, il quale ne diede una nuova edizione critica nella famosa collana “Inscriptiones Italiae”, nel 1974. Va detto che Bracco aggiunse a questa raccolta altre 32 iscrizioni inedite recuperate nella sua indagine a tappeto sul territorio.

Ovviamente queste preziose iscrizioni latine, incise su pietra, permettono di conoscere molte notizie sul Vallo di Diano nel lungo periodo dell’età romana, notizie riguardanti la storia, l’economia, la religiosità, le istituzioni, la viabilità. E la più importante di queste scritte riguarda proprio la viabilità. Si tratta di una pietra miliare del II secolo avanti Cristo, il cosiddetto Elogium, situata da secoli in contrada San Pietro di Polla e contenente una importante iscrizione.

Ma che dice questa iscrizione, e da chi fu posta nel suddetto luogo? Purtroppo nella lapide manca il nome il nome dell’autore della scritta, ma la tradizione storiografica ufficiale ha fatto il nome del console romano Popilio Lenate (ma per Bracco di tratta del console Tito Annio), il quale nell’iscrizione parla in prima persona e dice di aver costruito la via che va da Reggio a Capua (“viam fecei ab Regio ad Capuam”); indi fornisce ai viaggiatori le distanze, in miglia, che intercorrono  tra Polla e gli altri luoghi dell’intero tracciato viario.

Poi parla delle sue gesta di pretore in Sicilia e conclude affermando di aver fatto erigere, in questo luogo di Polla, un foro e un tempio pubblici.

Come si vede, questa iscrizione spazia dalla storia locale a quella del Mezzogiorno in genere durante il periodo romano. Pertanto essa rappresenta una testimonianza dell’altissimo livello culturale del territorio e degli insediamenti del Vallo di Diano.

Arturo Didier


 FONTE: “Storia del Vallo di Diano” Salerno 1981, vol. I, p. 251 seg.


4 Commenti

  1. Emiliano says:

    Un grazie va, come già detto dall’autore, al grande Professor Bracco, personaggio di inestimabile valore sia umano che culturale per Polla, tutto il Vallo di Diano e per l’Italia intera.

  2. Un grazie al Professore Dieder, per essere stato abbastanza chiaro ed esplicito al riguardo degli AUTORI di testi di valenza immensa. Ma un accenno a Cosilinum poteva pure farlo visto che il Prof. Bracco ci veniva spesso a rovistare tra stradine e muraglia alla ricerche di pietre scritte, e ne trovò pure parecchie oltre a quelle già scoperte da Rotunno e prima ancora da altri, tra cui il Sacco, in quanto al Mommsen, quando girava per Padula gli portarono da (Paterno) Marsico un’epigrafe di falsa intestazione che lui ben se ne guardò dal pubblicarla. GRAZIE.

  3. De luca rosa says:

    Grazie professore delle preziose informazioni

  4. Mario Salvatore says:

    Grazie Prof. Didier.
    Mario Senatore

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