https://c1.staticflickr.com/1/642/21522575939_3497d21f7e_o.jpgChiaramente, se si va a cercare nel manuale scolastico di storia il passaggio della spedizione dei Mille nel Vallo di Diano non si trova nulla, come se il nostro comprensorio fosse vissuto ai margini dei grandi fatti storici. Ed invece no: questo passaggio ci fu e come. La mattina del 5 settembre 1860 Garibaldi arrivò a Sala e venne accolto nel Palazzo dei De Petrinis, dove, dopo un breve riposo, partecipò con i suoi principali collaboratori ad un  pranzo, al termine del quale ringraziò dell’accoglienza e distribuì varie nomine e cariche, tra cui quella di governatore della Provincia di Salerno, “con poteri illimitati”, al dianese Giovanni Matina. Nel pomeriggio Garibaldi ripartì con la sua armata alla volta di Salerno per poi proseguire per Napoli. Ai garibaldini si unirono alcuni studenti del Seminario di Diano, svestendosi della tonaca e indossando la camicia rossa. Ma dei Mille già facevano parte, da tempo, i valdianesi Antonio Santelmo e Vincenzo Padula, che avevano partecipato alla famosa battaglia di Calatafimi. Pochi giorni prima, i patrioti del Vallo di Diano, saputo che stava per arrivare Garibaldi, avevano proclamato a Sala l’insurrezione nazionale riunendo ben 3000 armati. Per questo il transito delle schiere garibaldine nel Vallo si era ridotto ad una serena e festosa parata militare.

Ma sul contributo dei patrioti locali all’unificazione nazionale va detto che esso era già in atto da oltre mezzo secolo. Il desiderio di liberazione dallo straniero (dalla caduta dell’impero romano in poi, il Mezzogiorno era stato governato da Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli) e di emancipazione sociale era già stato proclamato, nel Vallo come altrove, durante la Rivoluzione Napoletana del 1799 ed era stato poi perseguito, via via, nei famosi moti del 1820, del 1838 e del 1848.

Ora, nel 2015, in questo momento politicamente difficile della nostra vita nazionale, in cui talvolta sembra vacillare o addirittura essere messo in discussione il concetto di patria, vale la pena di ricordare, soprattutto ai giovani, che rappresentano la speranza di un domani migliore, il sacrifico e la dedizione di quei valorosi patrioti valdianesi dell’Ottocento, che tanto operarono per il raggiungimento dell’Unità d’Italia.

– Arturo Didier –


FONTE: “Storia del Vallo di Diano”, vol. III, tomo 1, Salerno 1985


 

 

 

2 Commenti

  1. massimo lorenzi says:

    Garibaldi? Ladro di cavalli, assiduo frequentatore di postriboli a pagamento.

    In sud-America coloro che perpetravano il reato di abigeato veniva asportato il lobo auricolare, ed ecco il motivo della sua chioma fluente.

    Poi grazie agli inglesi, che puntavano al monopolio dello zolfo di cui la Sicilia era primaria produttrice, ed alla incapacità diplomatica dei Borboni divenne il grande stratega che tutti i libri di storia falsamente ci propinano

  2. Michele di Sarli says:

    Definire patriota chi porto’ il popolo del sud da un padrone ad un altro (dai Borbone ai Savoia) mi sembra un po’ azzardato.
    Sarebbe interessante sapere come definire quelli che i Savoia bollarono come delinquenti chiamandoli briganti e che avevano l’intento di liberare il sud da qualsiasi padrone.
    È utile ricordare che i briganti del 1940-1945 che si adoperarono per la liberazione dell’Italia furono e sono chiamati partigiani, ovviamente con le dovute enormi differenze.
    Se differenze vi furono.

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