Alla fine del 1961, giunto a Teggiano da circa un mese con una nomina del Provveditorato agli studi di Salerno che mi incaricava di insegnare Disegno ed Educazione Artistica nella locale Scuola Media per l’anno scolastico 1961-62, io fui avvicinato in piazza da don Michele D’Elia, che mi chiese di seguirlo nel suo ufficio in Cattedrale per importanti comunicazioni.

Appena ci siamo seduti, don Michele sorride e mi dice: “Caro professore, ho letto il tuo articolo intitolato ‘Alla scoperta di Teggiano, il paese pìù bello del Vallo di Diano’, che tu hai pubblicato sulla rivista ‘Notiziario della Società Meridionale Elettrica’, diffusa in tutta l’Italia meridionale e che a Teggiano arriva perché c’è un rapporto di lavoro tra la suddetta Società e un teggianese che abita in piazza. Bene, ti dico subito che a me piacerebbe che tu scrivessi sul Bollettino parrocchiale di Santa Maria Maggiore intitolato ‘La voce di San Cono’, che io pubblico e dirigo da tempo, degli articoli che parlano soprattutto della storia e del patrimonio artistico di Teggiano. Io pubblicherò a puntate questi tuoi articoli, che però usciranno come inserti che si potranno staccare e conservare per farne poi un libro.  Che ne pensi, ti va l’idea di scrivere a puntate una piccola storia di Teggiano?”.

Rispondo: “Caro don Michele, sono perfettamente d’accordo e fra qualche mese vi consegnerò il dattiloscritto che contiene la prima puntata di ‘Teggiano nell’età romana’ o meglio ‘Teggiano romana’”.

Eravamo nei primi mesi del 1963 e questo mio saggio apparve con una dedica al mio Preside Rocco Manzolillo come segno di affettuosa amicizia. Intanto io mi accasavo a Teggiano sposandomi con la studentessa universitaria Maria D’Alto, alla quale fu dedicata la prima puntata del nuovo mio saggio su “Teggiano medievale”. Ovviamente io continuai a scrivere sul Bollettino di don Michele, sul quale pubblicai anche “Teggiano rinascimentale”.

Questi miei tre libri su Teggiano ebbero molto successo, come mi risultò quando un pomeriggio, trovandomi a Salerno, passai per la Biblioteca Provinciale a salutare il bibliotecario Pasquale Natella, mio amico da sempre. E qui ebbi una piacevole sorpresa. Egli mi fece vedere i miei tre libri posti non sugli scaffali della Biblioteca, bensì sul suo tavolo da lavoro. Poi mi disse: “Caro Arturo, i tuoi tre libri su Teggiano (che naturalmente sono esclusi dal prestito) ho dovuto metterli a portata di mano perché sono continuamente richiesti in consultazione”.

Come si vede, l’iniziativa del sacerdote don Michele D’Elia aveva avuto i suoi frutti con la pubblicazione di libri che rappresentavano indirettamente una anticipazione della mia futura “Storia di Teggiano”.

In seguito io raccolsi e feci rilegare in un solo volume questi miei volumetti su Teggiano, inviandone una copia alla Biblioteca del Seminario di Teggiano, dove sono catalogati e conservati.

I rapporti di amicizia e di collaborazione con don Michele continuarono per decenni e si allentarono soltanto quando il precario stato di salute del caro sacerdote causò la cessazione delle sue attività. L’ultima volta che lo incontrai, egli, sapendo che ero impegnato nello studio e nella compilazione dei regesti delle pergamene di Teggiano, mi chiese: “Caro professore, come procede lo studio delle pergamene?”.

– Arturo Didier – 


FONTE: Bibliografia citata nel testo.

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