immagine per articolo sul valloPolla, settembre 1286. Angaramo de Sumeroso, signore del Castello di questa città, ingiuria il nobile Ruggero di Polla, poi lo schiaffeggia, lo afferra per i capelli, lo scaraventa a terra e lo prende a calci (in terra prostraverat et calcibus percusserat), riducendolo in cattivo stato.

Il detto Ruggero ricorre al potere regio, reclamando giustizia. Il suo ricorso viene accolto e il 16 dello stesso mese Pietro de Epia, giudice della Magna Curia di Melfi, deplora l’atto del violento barone e scioglie il nobile Ruggero dall’obbligo di vassallaggio nei riguardi del Sumeroso, trasferendo tale obbligo a vantaggio del demanio regio. Ebbene, questa sentenza, che si trova in una delle 662 pergamene conservate nella Biblioteca del Seminario di Teggiano, ha una grandissima importanza storica, poiché attesta che alla fine del secolo XIII i cittadini del Vallo di Diano non erano succubi del potere baronale, ma, al contrario, liberi di far ricorso al potere centrale per reclamare giustizia. Quindi va ridimensionata la tesi tradizionale, diffusa specialmente dagli scrittori dell’Ottocento, secondo cui nel Medioevo i cittadini dei piccoli centri erano in balia del loro barone di turno. Niente di tutto questo accadeva, come si vede, nel Vallo di Diano (e nel Mezzogiorno in genere), dove i Comuni da tempo si erano dotati, con l’approvazione del potere monarchico, di statuti e capitoli che, tra l’altro, proteggevano la vita dei propri cittadini dai soprusi e dalle violenze dei baroni.

Nel secolo scorso gli studiosi, locali e non, hanno recuperato negli archivi, e pubblicato, gli antichi statuti e capitoli di tutte le città del Vallo di Diano (Polla, Atena, Sala, Padula, Montesano, Sanza, Diano e Sant’Arsenio). I libri che accolgono i testi di queste norme statutarie sono tutti presso la benemerita Biblioteca Comunale di Sala Consilina e sono facilmente consultabili e leggibili per coloro che voglio capire l’andamento e i problemi della vita comunitaria nel Vallo in età feudale, praticamente dal Medioevo alla fine del Settecento. Tali statuti attestano, ancora una volta, come il Vallo di Diano, non fosse, nel Medioevo, una plaga sperduta tra i monti, ma una zona evoluta, nella quale erano ben presenti i fermenti culturali e sociali della civiltà meridionale.

Arturo Didier


FONTE: A. DIDIER, Regesti delle pergamene  di Teggiano (1197-1805). Salerno 2003, regesto n. 12


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