Abbiamo già detto che la fortuna storica del Vallo di Diano è stata, nei secoli, quella di essere luogo di attraversamento e di sosta dei viaggiatori che andavano lungo la strada consolare che portava da Capua a Reggio, e viceversa. Di qui, si è anche detto, lo sviluppo degli insediamenti abitativi, i castelli, i numerosi insediamenti monastici, i signori feudali coi loro vassalli. I documenti archivistici spesso riportano notizie fondamentali per la vita economica locale.

Da uno di questi documenti viene la notizia di un contratto di affitto di una taverna a Polla nel Cinquecento. Ebbene,  la magnifica Laura, pollese, vedova dello spagnolo Francesco de Chaves, concede in fitto a Nicola Pietro Bisante della città di Ravello della costa d’Amalfi una taverna sita in territorio di Polla, in contrada San Pietro. L’affitto è valido per tre anni, a cominciare dal 1° di ottobre 1566, e il prezzo da pagare è complessivamente di 44 ducati, divisi in 14 ducati e rotti all’anno, da sborsare in comode rate quadrimestrali. Per l’esercizio di questa taverna, la detta Laura consegna poi al detto Nicola Pietro l’occorrente per due camere da letto, e cioè due letti, due materassi, due federe, due paia di lenzuola, due coperte “et alia suppellectilia que ad presens reperiuntur  in dicta taberna”. Infine Nicola Pietro promette  di tenere sempre aperta la taverna e di esercitare  l’ufficio di taverniere “in albergando et ospitando transeuntes et ambulantes”. Per ogni inadempienza, eventualmente commessa da uno dei contraenti, viene stabilita una pena di 25 once d’oro. Il contratto viene stilato da Giovanni Tommaso Cancro di Polla, pubblico notaio del Regno di Sicilia per regia autorità, alla presenza di un giudice e di alcuni testimoni.

Traendo da ciò qualche considerazione, è veramente singolare che, alla metà del Cinquecento, un taverniere di Ravello venga a gestire una piccola struttura alberghiera in San Pietro di Polla. Ancora una volta, risulta che il Vallo di Diano nei tempi antichi non era una plaga depressa, ma bensì un luogo che, nei limiti dell’epoca, aveva una certa capacità di accoglienza, al punto da attrarre investimenti di piccoli imprenditori forestieri. Va detto, infine, che la suddetta “taberna seu caupona” sorgeva in un punto economicamente strategico, cioè proprio nei pressi del cosiddetto “Passo di Polla”, dove i viaggiatori erano costretti a sostare per pagare un pedaggio. Quindi, brava la magnifica Laura e bravo il taverniere Nicola Pietro! Gli affari sono affari…

Arturo Didier –


 

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