Emergenza sanitaria da Covid, tra restrizioni, una “terza ondata” temuta e finora non arrivata e la gestione della imponente campagna vaccinale nazionale. Sono questi i punti focali trattati nella nostra intervista alla dottoressa Chiara Dentone, specialista in Malattie Infettive, Dirigente medico presso il Policlinico San Martino di Genova e braccio destro del professor Matteo Bassetti. La Dentone, infatti, è uno dei componenti del noto “dream team” capitanato dall’infettivologo genovese.

  • Si è parlato per mesi della “terza ondata” del COVID, ma poi non sembra essere effettivamente arrivata. Come spiega questa condizione?

“In questo momento, dopo aver assistito ad una lieve ripresa dei contagi, la curva è nuovamente in calo con alcuni cluster sporadici (sia esterni agli Ospedali ad esempio in strutture residenziali per anziani, sia interni agli Ospedali). L’Rt medio nazionale, considerando le varie regioni, è al di sotto di 1 (0.84) per cui siamo nella condizione migliore con regioni arancioni e gialle e nessuna rossa. Complessivamente stiamo assistendo ad un miglioramento con un calo dell’incidenza a livello nazionale che si osserva anche nel numero dei ricoverati in terapia intensiva. Dipende adesso dal comportamento di ciascuno nel rispetto delle regole riuscire a mantenere tale situazione. Il rischio di una terza ondata ci può essere avendo ancora una bassa percentuale di persone vaccinate, con le scuole superiori in presenza e se non si rispettano le regole del distanziamento sociale e dell’uso della mascherina. Quanto sta succedendo in questi giorni in Portogallo con una verosimile ‘terza ondata’ ci deve servire da monito”.

  • In questi giorni si registrano ritardi nella consegna delle ulteriori dosi di vaccino Pfizer. Sarebbe utile, a suo avviso, aprire al vaccino russo?

“Se l’EMA (European Medicine Agency) ed i vari enti preposti ad approvazione dell’utilizzo di vaccini prenderanno questa decisione potrà essere utile avere più vaccini disponibili per una maggior copertura della popolazione nel più breve tempo possibile, magari diversificando l’uso di vaccini nelle varie fasce di età vedendo i risultati inerenti l’efficacia dei vari trials clinici”.

  • A Genova si è da poco concluso il Congresso internazionale di malattie infettive. Quali, se ci sono state, le novità emerse in merito al Sars-Cov-2?

“Sì, il 21 e 22 gennaio via web si è tenuto il congresso annuale HTIDE del Prof. Bassetti inerente la terapia antibiotica ed antifungina, con un’intera sessione dedicata al Covid-19 sia in merito alla gestione clinica che terapeutica di questa malattia. Dal punto di vista clinico sono stati messi in evidenza i dati più importanti della letteratura scientifica che hanno caratterizzato le presentazioni cliniche del paziente con infezione da SARS-CoV-2 e/o con Covid-19 ed i quadri radiologici polmonari patognomonici del paziente con Covid-19. Dal punto di vista terapeutico sono stati presentati i dati dei farmaci antivirali in commercio e si è parlato di nuovi farmaci antivirali in sperimentazione e di quelli immunomodulanti ed antinfiammatori. Un’ultima parte è stata dedicata ai vari vaccini in commercio ed in sperimentazione. Inoltre sono stati sottolineati i dati recenti inerenti le varianti del virus SARS-CoV-2 con particolare interesse alla variante sudafricana che presenta un possibile escape agli anticorpi neutralizzanti o monoclonali”.

  • L’Italia, a differenza di altri Paesi come la Germania, è ferma in merito all’utilizzo degli anticorpi monoclonali per i casi di media gravità. Come se lo spiega?

“L’uso degli anticorpi monoclonali, dai dati delle recenti pubblicazioni, si è dimostrato molto utile nelle fasi precoci dell’infezione con dati solidi nel ridurre il numero delle ospedalizzazioni. Sarebbe un peccato perdere questa opportunità per quei pazienti in cui vi sia l’indicazione e la maggior efficacia dimostrata. Restiamo in attesa di decisioni di AIFA anche in merito alle sperimentazioni”.

– Chiara Di Miele –

 

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