La Campania mantiene ancora il suo primato sul consumo di suolo a livello nazionale: la provincia di Salerno è seconda, dopo Napoli, come provincia consumatrice.

Il “consumo” che del suolo si fa, tutt’altro che prudente e limitato, rappresenta un dato allarmante in Campania, dove la tendenza a cementificare in maniera disordinata il suolo libero è molto forte. Un consumo volto  principalmente alla costruzione di nuove infrastrutture, insediamenti commerciali e all’espansione di aree urbane a bassa densità.

I dati del Rapporto Ispra elaborati da Legambiente presentano la seguente classifica a livello provinciale: Napoli con 34.794 ettari di suolo consumato, Salerno 31.430 ettari, Caserta con 21.235 ettari, Avellino con 15,341 ettari, Benevento con 10.795 ettari. In Campania viene superato dunque il 9% di suolo consumato,




Dell’intensa attività di consumo, la Campania può purtroppo vantarne una percentuale illegale: negli ultimi dieci anni sono state realizzate circa 60mila case abusive per un totale di circa nove milioni di mq di superficie abusiva.

“Il tema del consumo di suolo deve essere messo al centro del dibattito politico della nuova giunta regionale – ha dichiarato la Vicepresidente Legambiente Campania Anna Savarese Auspichiamo che in tempi brevi anche la Campania segua l’esempio della Toscana, che con l’approvazione della legge regionale sul consumo di suolo ha mostrato di voler investire su un futuro basato sul corretto governo del territorio, sulla biodiversità degli ambiti naturali e rurali, e sulla priorità data alla rigenerazione e alla riqualificazione urbana”.

“Non c’è più tempo per i tentennamenti – ha sottolineato il Presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – E’ necessario che il governo approvi velocemente la legge presentata in Parlamento”.

“Non è cementificando il Paese che riusciremo a dare risposta ai problemi di cassa delle amministrazioni locali, né alla crisi del settore edilizio – ha concluso – Se l’intento è quello di far uscire dalla grave crisi il settore edile e le amministrazioni locali, è evidente che la ricetta non può più essere quella vecchia e fallimentare delle lottizzazioni edilizie facilitate per appianare i bilanci, ma solo quella dell’innovazione e della rigenerazione urbana”.

– Sandra Innamorato – 


 

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