Da alcune settimane è scattato l’allarme per il cosiddetto virus respiratorio sinciziale che sta colpendo in tutto il Paese i più piccoli. I reparti pediatrici e le terapie intensive degli ospedali contano, inoltre, un numero consistente di neonati e bambini che riportano bronchioliti e polmoniti causate dal virus.

Il virus è lo stesso che ha colpito anche la piccola Vittoria, la figlia di Fedez e Chiara Ferragni: proprio il suo caso ha contribuito a far conoscere questa forma virale particolarmente pericolosa per i più piccoli ma che in realtà non è nuova in ambito pediatrico. Ne abbiamo parlato con il dottore Salvatore Guercio Nuzio, medico pediatra, che ha sottolineato come anche nel territorio salernitano “si sono moltiplicati gli accessi in Pronto Soccorso per bambini e soprattutto lattanti con problemi di tipo respiratorio”.

  • Dottore, di che virus si tratta?

E’ un virus noto da decenni, ben studiato, che periodicamente ritorna con delle ondate epidemiologiche che noi pediatri affrontiamo tutti gli anni. Colpisce soprattutto la mucosa bronchiale provocando una sintomatologia respiratoria che può essere lieve-moderata o anche severa, tanto da richiedere ossigenoterapia e intubazione. In qualche caso isolato si arriva alla morte. Il virus inizia la sua attività intorno ai mesi di novembre e dicembre ma quest’anno si è verificato un anticipo epidemiologico della sua azione.

  • Come mai questo anticipo? C’entra qualcosa l’ormai ben nota situazione pandemica da Covid-19?

Non è ben noto e sì, potrebbe c’entrare il Covid-19 che ha lavorato sul sistema immunitario dei nostri bambini che sono stati per quasi due anni a casa e quindi non hanno avuto la possibilità di confrontarsi con le più comuni patologie respiratorie. Per cui, una volta che i nostri piccoli tornano a scuola e vivono l’aggregazione, queste forme virali cominciano a circolare in maniera ancora più prepotente. Il problema è che queste forme virali vengono portate dai più grandicelli a casa e di conseguenza arrivano ai più piccoli, che ovviamente si ammalano più frequentemente. Da non sottovalutare, inoltre, le condizioni climatiche e le escursioni termiche che viviamo. È aggressivo nei bimbi fino ai 6 mesi e crea un quadro clinico che porta alla bronchiolite. Non è clamoroso questo virus, semmai è particolare questo anticipo. E’ innegabile che vengano riportati casi di piccoli intubati o qualche morte, ma nulla di nuovo.

  • Si trasmette per via aerea? Quanto dura?

Sì, si trasmette per via aerea attraverso le goccioline di saliva ed è contagioso soprattutto per i bimbi che non sono pronti dal punto di vista immunologico. Sulla durata, dipende dalle caratteristiche con cui esordisce e dalla risposta della terapia. Ci sono bronchioliti che nel giro di una settimana si risolvono e altre che hanno bisogno di 15/30 giorni.

  • Il virus può essere gestito a casa?

Assolutamente sì. Le forme lievi possono tranquillamente essere gestite a domicilio ma ovviamente con una costante e attenta presenza del pediatra. L’esordio di una bronchiolite è difficile che avvenga in maniera eclatante con una dispnea: semmai s’incomincia con una rinite, un raffreddore o con catarro e tosse. Il virus, infatti, colonizza prima le altre vie respiratorie e poi lentamente, nei bambini predisposti, colpisce la mucosa bronchiale. E’ ovvio che se il bimbo non respira male, se mangia e succhia bene al seno o al biberon, se non ha febbre, può essere gestito con serenità a casa. Attenzione: non tutte le bronchioliti necessitano di ricovero. Il ricovero subentra quando il piccolo respira e ossigena male e quando inizia a rifiutare anche la poppata o mangia poco.

  • In questi casi risulta fondamentale, dunque, la figura del pediatra.

E’ essenziale, specialmente quest’anno che vede ancora attivo il percorso Covid. Bisogna e si possono differenziare le patologie tra Covid e non Covid, per cui un bimbo con la bronchiolite, con una diagnosi clinica importante che non ha bisogno di radiografie ed esami del sangue va gestito, se possibile, a casa o bisogna valutare l’ospedalizzazione. Però non possiamo parlare di ospedale senza un adeguato e costante rapporto di riferimento con il nostro pediatra. Sicuramente, voglio sottolineare, alcune situazioni non possono essere gestite telefonicamente e in alcuni casi i piccoli vanno visitati.

  • Preoccupa soprattutto il fatto che trattandosi di un virus respiratorio presenta caratteristiche simili al Covid-19.

Gli accessi al Pronto Soccorso sono aumentati proprio perchè si vivono con ansia queste patologie respiratorie. Però, per fortuna, un bimbo il Covid lo acquisisce solo da un adulto contagiato. Dunque, un piccolo con genitori vaccinati, non sintomatici, non scolarizzato ancora, senza contatti sospetti non può essere annoverato tra i casi di Covid. A meno che non ci sia, poi, anche un bimbo in famiglia che va a scuola, che è raffreddato: da protocollo, ahimè, purtroppo c’è la necessità che venga fatto il tampone per escludere il Covid. Però c’è sempre qualcuno che lo trasmette ai bambini ed è sempre un adulto. Infatti, sono difficili i contagi tra bimbi perchè loro, paradossalmente, hanno il sistema immunitario più pronto.

  • Cosa sente di consigliare ai genitori?

Voglio tranquillizzare i genitori, è una patologia ben nota, che sappiamo gestire bene. Se la riconosciamo precocemente la gestiamo al meglio e la curiamo in maniera completa nel più breve tempo possibile. Per fare questo abbiamo bisogno della collaborazione di tutti. Un lattante di 2/3 mesi con un poco di tosse e raffreddore va controllato e i casi si devono valutare tutti man mano. Siamo tranquilli e ne approfitto per consigliare alcune cose che fanno tanto a livello di prevenzione: l’allattamento al seno dato che il latte materno protegge, l’igiene scrupolosa dei bambini (lavare sempre le mani) e soprattutto ai genitori che fumano consiglio di smettere. Sono situazioni che scientificamente possono aiutare a contrastare il virus.

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