Assolto perché il fatto non costituisce reato. Questa la sentenza pronunciata nell’aula bunker del Tribunale di Roma che ha pienamente riabilitato il primo ambasciatore italiano in Kosovo, Michael Louis Giffoni, nato a New York ma di origine marcatamente di Teggiano. Licenziato nel 2014 perché accusato di traffici in Kosovo, fu successivamente radiato e la radiazione d’un diplomatico è equiparata alla fucilazione per alto tradimento in tempo di guerra. Accuse completamente infondate, tanto che la sua è stata un’assoluzione con formula piena. Una vicenda che ricalca la vicissitudini di Josef K., il protagonista del romanzo “Der Prozess” di Franz Kafka, e che il diplomatico Michael Giffoni svela ai microfoni di Rocco Colombo.

Per la cronaca, Michael Giffoni è stato capo della task force per i Balcani dell’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea, Javier Solana. Nel 2008 diventa il primo ambasciatore d’Italia in Kosovo, dove rimane per oltre cinque anni. Nel 2013, nell’Ambasciata di Pristina, era stato accertato un traffico di visti e permessi di soggiorno condotto da un impiegato del quale Giffoni si era fidato. In Kosovo, con un processo penale, la Procura escluse ogni responsabilità dell’ambasciatore, ma in Italia partì una vera e propria persecuzione ai suoi danni. Emma Bonino allontanò Giffoni come “atto dovuto”. Dopo pochi mesi, nel luglio 2014, il nuovo ministro Federica Mogherini vara la destituzione dell’ambasciatore. Giffoni non accetta la destituzione e ricorre al Tar. Nel giugno 2015 il Tar chiede di reintegrare Giffoni, la Farnesina, invece, convalida l’atto senza restituire all’ambasciatore il suo posto di lavoro, anzi confermando la propria posizione. Giffoni ricorre nuovamente. Secondo il Tar l’ambasciatore ha torto nel chiedere la sospensione della destituzione, ma ragione nel chiedere l’annullamento dell’atto che la prevedeva. Al secondo ricorso il Ministero risponde passando la palla al Consiglio di Stato, che dà ragione al Ministero. Non si revoca la destituzione, almeno fino a quando non si pronuncia il giudice penale. La decisione del giudice penale, ora, è finalmente arrivata: Giffoni non ha fatto parte di un’associazione a delinquere e non ha favorito assolutamente l’immigrazione clandestina. Ora dovrà essere revocata la destituzione. Per l’interessato si tratta della fine di un incubo, ma i danni da lui subiti in questa assurda vicenda sono irreparabili. La sua carriera è stata distrutta. E l’Italia è stata a lungo privata delle competenze e della sensibilità di uno dei diplomatici più bravi che potesse mai avere.

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