
Accettare o declinare un invito può essere complesso – Lettera aperta della psicologa e sociologa Maria Giovanna Tropiano
Il 2 giugno scorso si è festeggiata la Repubblica Italiana. Un progetto vive solo se ogni persona può sentirsi libera, accolta, riconosciuta. La giustizia sociale comincia dalla possibilità di essere pienamente sé stessi, anche nei momenti di fragilità. La psicologia, ogni giorno, lavora anche per questo.
“Una società giusta è quella in cui si può essere sé stessi senza paura…” (Maria Zambrano).
E nella libertà di espressione e senza paura condivido una lettera aperta per riflettere: accettare o declinare un invito può essere complesso.
In occasione dell’evento del 24 maggio, inerente alla proiezione docufilm Non è andato tutto bene – Le verità negate sul Covid-19 del regista Paolo Cassina, l’assenza delle Istituzioni locali (Sindaci e Amministrazioni) e del Direttore Sanitario del presidio ospedaliero di Polla è una risposta, oltre che un segno di mancata sensibilizzazione verso una tematica che ha riguardato e riguarda l’intera collettività, il bene comune e la salute di tutti.
Uno studio (Givi & Kirk 2023) mostra come le persone invitate ad un evento sovrastimano la percezione che hanno gli altri del rifiuto, attribuendo più importanza all’atto in sé che alle motivazioni che hanno portato a dire no. Ricerche hanno evidenziato che la motivazione alla base del rifiuto è significativa. È indubbiamente legittimo avere molteplici e valide ragioni per declinare un invito ad un evento sociale, tuttavia è fondamentale considerare l’importanza dell’evento proposto. È importante attribuire il giusto valore agli eventi, specialmente quando sono eventi informativi e divulgativi che riguardano la salute (diritto inviolabile e apparentemente preservato).
Per chi è stato presente, dall’inizio alla fine, l’evento è stato apprezzato e ha suscitato non solo interesse, ma anche la curiosità a saperne di più. Gli ospiti in collegamento hanno sottolineato come la totale assenza sia un messaggio proveniente da una classe politica assente nel territorio… L’assenza dei Sindaci, delle Istituzioni non ha sorpreso gli ospiti in collegamento.
“L’assenza colpisce perché le Istituzioni non vogliono il confronto, come anche la classe medica: i medici non vogliono il confronto (questa è la cosa che rammarica di più) perché vivono nella propria idea che non è accessibile al pensiero critico, come dovrebbe essere nella natura empirica della medicina, ossia basarsi su ragionamento e dati, confrontarsi ma anche scontrarsi in maniera civile, perché questa è la scienza vera, basata su opinioni che si basano a loro volta sui dati che devono essere riproducibili”.
Il maestro di clinica medica dell’800 Augusto Murri diceva: “Non esiste nulla di più incerto di ciò che viene ritenuto certo”. Una diagnosi che sembra certa in realtà non lo è a fronte di evidenti e palesi errori che sono stati effettuati e sui quali ci sarebbe la necessità e l’onestà di riflettere, se non addirittura di chiedere scusa. Purtroppo l’assenza delle Istituzioni non meraviglia più, non c’è la volontà di chiarire. La cosa che colpisce è la mancanza di coraggio da parte delle Istituzioni e della classe medica di confrontarsi con dati alla mano. Ci sono studi scientifici, ma la migliore bibliografia sono i pazienti. Evitare il confronto o addirittura arrivare alle offese senza aver dato la possibilità di replica alle persone che parlano, significa e testimonia anche una grossa bassezza dal punto di vista umano. Miseria umana dal sanscrito “Mi” che significa vuoto, assenza di contenuti e questa è la grande tristezza delle Istituzioni. L’assenza di contenuto con il quale ci possa essere un minimo di luce o speranza che si possa cambiare o migliorare e mi sembra che ci sia la volontà di non voler cambiare, di non voler migliorare, di non voler chiedere scusa e tutto deve essere modificato affinché nulla cambi e vengano rese inviolabili, e quindi protette, le Istituzioni nei loro errori che hanno portato dolore e sofferenza.
Il rammarico riguarda soprattutto la categoria medica. L’assenza di dialogo non porta a nessun tipo di soluzione, per cui auguriamoci che un giorno prevalgano il buon senso e il senso critico e che dal confronto emerga la constatazione di ciò che è stato. Lì dove le Istituzioni hanno disatteso l’invito, le persone presenti hanno rappresentato un germoglio per un cambiamento lento e graduale di mentalità, una mentalità che si apre alla conoscenza di ciò che viene tenuto nascosto e che riguarda la nostra salute: diritto inviolabile che è stato violato.
Una persona anonima ha lasciato un pensiero scritto nello spazio dedicato alla consapevolezza, una considerazione che lascia trasparire la sua emozione: “Un film documentario di grande interesse che denuncia i gravi crimini a cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere. Spero si continui a divulgare, affinché tutti possano comprendere quanto è accaduto. Grazie di cuore per il grande impegno e per l’opera umanitaria del regista e di chiunque abbia partecipato alla realizzazione di questo film documentario”.
– Psicologa e sociologa Maria Giovanna Tropiano –


