
In Italia crisi climatica e aumento delle temperature allungano la stagione critica degli incendi. Dal Nord al Sud della Penisola i roghi non si limitano solo ai mesi estivi, ma divampano con maggior frequenza anche in primavera e inverno, prima ancora che inizi la stagione dell’Antincendio Boschivo (AIB) che a livello nazionale va dal 15 giugno al 15 ottobre.
La conferma arriva dal nuovo report di Legambiente “Italia in fumo 2026”, diffuso oggi nel giorno di picco di caldo record, e che fa un’analisi dei primi mesi del 2026 e un bilancio del 2025 indirizzando 14 proposte al Governo.
Nel 2025 in Italia sono bruciati 96.517 ettari di territorio, un dato drammatico che sfiora il raddoppio rispetto ai 50.525 ettari registrati nel 2024 (pari all’estensione di circa 135.178 campi di calcio). Gli incendi hanno interessato 16 regioni e la provincia di Bolzano, mentre Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto e la provincia di Trento non hanno subito roghi.
L’analisi geografica evidenzia come il Mezzogiorno sia rimasto la macroregione più colpita sia per numero, sia per intensità degli eventi. In Sicilia i danni sono stati circa il triplo dell’anno precedente, mentre in Basilicata e in Abruzzo la superficie percorsa dal fuoco ha ampiamente superato il doppio dei valori del 2024. La proliferazione dei roghi riflette una vulnerabilità cronica del territorio, che solleva interrogativi sull’efficacia delle attività di prevenzione e presidio. Dal punto di vista della frequenza, su 1.895 eventi totali a livello nazionale, la quota maggiore si è concentrata in Sicilia (654 eventi), Calabria (603) e Campania (194).
Sal punto di vista della capillarità sul territorio, il report conferma la forte polarizzazione dei danni: i primi tre posti della classifica nazionale sono occupati da province siciliane (Agrigento, Caltanissetta e Trapani), seguite da Cosenza, Foggia e Reggio Calabria. Le restanti criticità principali si distribuiscono tra Lazio, Basilicata e Campania.
Legambiente offre una riflessione anche sulla attuazione degli obblighi di pianificazione di gestione del territorio, poichè nel 2025 gli incendi hanno percorso complessivamente circa 965,2 km² di territorio italiano, di questi, una quota significativa si colloca all’interno di aree protette. Le raccomandazioni della Protezione Civile richiamano costantemente Regioni, Enti parco e Comuni alla piena integrazione dei piani AIB nei piani di protezione civile, al censimento delle aree percorse dal fuoco e all’applicazione rigorosa dei vincoli di inedificabilità. Relativamente alla Rete Natura 2000, di cui fa parte l’area del Parco Nazionale, la superficie bruciata nel 2025 è stata di 27.210 ettari (pari a 38.109 campi di calcio), incidendo per quasi un terzo della devastazione complessiva nazionale.
Anche in questo caso il primato spetta al Sud, guidato dalla Sicilia (11.652 ettari), seguita da Puglia, Campania, Calabria e Lazio. Il fatto che quasi un terzo del danno totale colpisca habitat tutelati a livello europeo comporta gravi conseguenze in termini di perdita di ecosistemi fragili, accelerazione dei processi di desertificazione e distruzione della fauna locale.
“Per l’Italia, dove una percentuale significativa degli habitat europei versa in uno stato di conservazione sfavorevole, la difesa delle aree protette dagli incendi boschivi diventa la principale cartina di tornasole della credibilità e dell’efficacia del le future politiche nazionali di ripristino ecologico – ha analizzato Legambiente nel report –. Ciò impone il passaggio da una tutela puramente passiva a una gestione attiva del paesaggio, basata sulla riduzione del carico di combustibile, sulla manutenzione del mosaico agro-silvo-pastorale e sul rafforzamento della sorveglianza”.
Nel report spiccano i dati della Campania, dove gli ettari distrutti sono più che triplicati toccando quota 715, e della Calabria, che continua a mostrare un trend in crescita sia nelle superfici che nel numero di incendi.
Legambiente fornisce anche un’analisi delle denunce di incendi ed evidenzia come anche nel 2025 si confermino differenze territoriali estremamente significative. Il confronto tra i dati regionali descrive scenari opposti: in Emilia-Romagna e nelle Marche, per ogni singolo incendio registrato nel 2025 corrisponde la denuncia di 18 e 16 persone rispettivamente. Al contrario, in regioni come Lazio, Campania e Puglia si conta appena una denuncia ogni 5 incendi registrati. Il divario diventa ancora più profondo in Calabria, con una sola persona denunciata ogni 32 incendi, e tocca il culmine in Sicilia, dove si registra addirittura una sola denuncia ogni 110 roghi.
Le 14 misure cautelari complessive eseguite nel 2025 si sono concentrate quasi interamente in Sardegna e Campania, rispettivamente con 6 e 5 persone arrestate.


