
Che cosa hanno in comune sant’Antonio e san Francesco, tra i santi più amati d’Italia? Cosa attira migliaia di fedeli ogni anno a recarsi nei luoghi di preghiera a loro dedicati?
Quest’anno ricorre l’800º anniversario della morte di san Francesco e per l’occasione Papa Leone XIV ha indetto uno speciale Anno di san Francesco che durerà fino al 10 gennaio 2027, un anno in cui le persone sono più che mai invitate a seguire l’esempio del poverello di Assisi diventando testimoni di pace, soprattutto in questi tempi in cui ne sentiamo maggiormente bisogno.
Pace non è soltanto il contrario di guerra ma è qualcosa di più profondo, che si avvicina al divino, è quel bisogno di ritrovare sé stessi quando ci sentiamo smarriti, quando siamo nel periodo più buio della nostra vita e finalmente troviamo una via di uscita. Ed è proprio una sensazione di pace quella che si prova quando si arriva ad Assisi oppure, restando nel nostro territorio, quando si entra nel Convento di Sant’Antonio a Polla: si viene circondati da un respiro di amore incondizionato che non giudica ma abbraccia, che ti fa sentire fratello e sorella e non peccatore. Non si tratta solo di fede o di teologia, si tratta del bisogno umano di essere compresi e accolti nonostante gli errori, nonostante le cadute, nonostante una vita di alti e bassi. San Francesco e sant’Antonio ci insegnano che nonostante tutto c’è sempre un punto di luce nel buio della nostra anima che a volte si perde ma loro sono proprio lì, a tenderci la mano.
E dell’insegnamento di san Francesco e sant’Antonio, del loro incontro e del loro immenso carisma ne abbiamo parlato con Padre Enzo Fortunato*, autore di diversi saggi, biografie e approfondimenti televisivi sulla vita e sul messaggio di san Francesco e sul francescanesimo.
- Il 30 maggio 1221 avviene il primo incontro tra Francesco ed Antonio alla Porziuncola, ad Assisi, in occasione dell’assemblea del Capitolo delle stuoie. Cosa ha significato questo incontro nelle vite dei due futuri santi, in particolare in quella del giovane Antonio?
Noi sappiamo che la conversione di Antonio al francescanesimo nasce in seguito al martirio di alcuni giovani frati avvenuto in Marocco: questo episodio turba profondamente e positivamente la sua vita che lo porta ad entrare nell’ordine francescano, ordine che nel 1221 contava oltre 5000 frati. E alla Porziuncola, in occasione di queste assemblee che Francesco faceva con tutti i suoi frati, avviene l’incontro con Antonio. Francesco parla ai frati della bellezza del Vangelo e della bellezza del vivere il Vangelo e, dal momento che siamo nel 1221, abbiamo la prima stesura della Regola di Francesco che è tutta intessuta di Vangelo: questo affascina sempre più il giovane Antonio che era un ragazzo preparato, aveva infatti studiato nelle principali università europee. Le fonti ci dicono che l’incontro tra i due è cordiale, ricco di amabilità e di un’ammirazione particolare da parte di Antonio per Francesco.
- Antonio però nasce come agostiniano, quindi dopo l’incontro con Francesco ha un cambiamento enorme, con principi diversi da quelli iniziali.
Si, noi sappiamo che gli agostiniani partono dalla ricerca di Dio in noi stessi, invece Francesco parte dal trovare Dio in tutte le cose che ci circondano. Potremmo dire che il principio ispiratore per gli agostiniani è: “Io cercavo Dio fuori di me ma era dentro di me” mentre per i francescani è: “Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, […] de Te, Altissimo, porta significatione” e questo affascina la vita di Antonio che diventa uno dei più grandi predicatori del Vangelo.
- San Francesco e sant’Antonio sono tra i santi più amati in Italia. Cosa hanno in comune e perché sono così venerati?
San Francesco elargisce le grazie e i miracoli del cuore e della conversione, sant’Antonio elargisce i miracoli per le vicende e le vite delle persone. In questo senso sono due modalità diverse di operare miracoli nella società e direi che non solo sono i due santi più venerati in Italia ma sono i due santi più venerati al mondo. San Francesco abbraccia molta parte della società anche non cristiana mentre nei confronti di sant’Antonio c’è una maggiore devozione da parte dei cristiani. E la cosa bella di Antonio è che chiede il permesso a Francesco di predicare e di studiare.
- Un evento rivoluzionario, perchè lo studio non era contemplato all’interno della Regola.
Si, e noi abbiamo una lettera scritta da Francesco ad Antonio, una risposta dove Francesco autorizza lo studio e la predicazione di Antonio purché questo estingua lo spirito dell’orazione cioè della preghiera.
- Sant’Antonio è il santo dei miracoli: l’ennesima testimonianza risale al 2010 quando una bambina di Sala Consilina è guarita dalla leucemia. Il prodigio è avvenuto in concomitanza con la lacrimazione della statua lignea che si trova nel convento a Polla.
Si, è un Antonio che continua ad agire, a parlare nella vita della Chiesa, è segno della presenza viva, della devozione da una parte e della santità dall’altra. Ricordiamo che il 13 giugno, giorno dedicato a sant’Antonio, uno dei gesti più belli che fa la Chiesa è donare un pezzo di pane che significa essere accanto a chi soffre, a chi è affamato, a chi ha sete. Questo gesto ci porta al cuore del Vangelo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 40, ndr) e ancora: “[…]ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Matteo 25, 35-36, ndr). Ecco, io credo che questi gesti e questa devozione ci devono portare all’essenza del Vangelo che è riconoscere nel volto dell’altro il volto di Cristo.
- Ogni giorno assistiamo ad accadimenti sempre più tragici in cui l’uomo sembra aver dimenticato tutti quelli che erano i principi cardine del francescanesimo. Cosa rimane oggi degli insegnamenti di Francesco e Antonio?
Rimane l’approdo sicuro per le persone che dopo aver smarrito la loro umanità e la loro fede sanno che c’è un porto sicuro a cui aggrapparsi e su cui ormeggiare la barca della propria vita. Io sono convintissimo che c’è un mare di bene silenzioso, c’è una folla immensa che vuole la pace e che non fa rumore perché purtroppo i mezzi di informazione ci parlano perlopiù delle famose 3 S (sangue, soldi, sesso).
- Al giorno d’oggi la sofferenza fa più paura perché mascherata bene, spesso le persone sono più sole di quanto si immagini e smarrite si ritrovano nel buio dell’anima. Cosa direbbe loro prendendo spunto dalle parole di san Francesco e sant’Antonio?
Io direi: “Finché abbiamo tempo operiamo il bene”, è il grande slogan della campagna di solidarietà che stiamo vivendo come francescani di Assisi proprio in questo periodo, anzi mi permetterei di ricordarvi il numero 45515 per inviare un sms solidale o il sito conilcuore.info dove poter continuare ad essere strumenti di bene e di solidarietà.
*Padre Enzo Fortunato è frate minore conventuale, giornalista e scrittore. Dal 1997 al 2021 è stato direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi, nel 2003 ha ideato l’evento televisivo solidale di Rai 1 “Con il cuore, nel nome di Francesco” mentre il 25 e 26 maggio 2024 ha organizzato a Roma la prima Giornata Mondiale dei Bambini. Attualmente è responsabile della comunicazione dei progetti speciali della Basilica di San Pietro in Vaticano, direttore editoriale della rivista Piazza San Pietro e si occupa dei programmi Tg1 Dialogo in onda su Rai1, In Viaggio con Francesco su Rai Radio1 ed In Cammino tra Arte e Fede su Rai3.




