
Il Consiglio di Stato conferma la chiusura delle Fonderie Pisano a Salerno respingendo nella parte sostanziale l’appello dell’azienda avverso l’ordinanza del TAR Salerno n. 175/2026, confermando la legittimità del Decreto dirigenziale della Regione Campania n. 94 del 25 marzo che ha dichiarato la decadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e ordinato la cessazione dell’attività produttiva dello stabilimento di Fratte.
Sono dunque state fatte prevalere le esigenze di tutela della salute pubblica e dell’ambiente rispetto ai danni economici denunciati da Pisano e ai rischi occupazionali. I giudici hanno sospeso il decreto regionale nella parte con cui obbliga immediatamente alla dismissione definitiva dell’impianto e al ripristino ambientale dell’area, lasciando all’azienda la possibilità di presentare altri interventi per adeguarsi alle prescrizioni ambientali.
Il Consiglio di Stato ha confermato l’infondatezza dell’impugnativa dell’azienda con riferimento alle argomentazioni giuridiche analiticamente contestate dalla Regione Campania e dai controinteressati, tra cui Legambiente Campania, patrocinata dagli avvocati Giuseppe Giarletta e Guido Lenza.
Legambiente Campania APS ha partecipato all’intera vicenda processuale in qualità di soggetto intervenuto ad opponendum nel giudizio di primo grado innanzi al TAR, depositando il 12 aprile tempestivo atto di intervento ex art. 28 c.p.a. a sostegno della legittimità del Decreto 94/2026. Nel successivo grado di appello l’associazione si è costituita in giudizio depositando memoria di costituzione avverso l’istanza di misure monocratiche e, in vista dell’udienza camerale del 14 maggio, memoria sull’appello cautelare.
“Con questa decisione si conferma il corretto operato della Regione Campania. E si ribadisce un principio fondamentale: il diritto alla salute è un diritto non negoziabile – così il Presidente Roberto Fico – Lavoriamo per uno sviluppo sostenibile perseguendo l’interesse pubblico alla tutela della salute e dell’ambiente. Seguiremo con attenzione la situazione delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie, nella consapevolezza della complessità sociale e umana che questa vicenda comporta”.
“Una vittoria di tutti i cittadini che da 23 anni combattono. La sentenza CEDU del 6 maggio 2025 è stata lo spartiacque“. L’Associazione Salute e Vita esprime grande soddisfazione per l’ordinanza emessa oggi dal Consiglio di Stato.
“È il riconoscimento della preminenza del diritto alla vita e alla salute – dichiara Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita -. Una svolta resa possibile dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 6 maggio 2025, che ha segnato lo spartiacque tra i ritardi ed i comportamenti omissivi delle Istituzioni e la necessità di risolvere immediatamente la questione“.
La sentenza CEDU, di cui è primo firmatario Lorenzo Forte, viene richiamata anche nel provvedimento odierno e ha permesso alla Regione Campania, con il Presidente Roberto Fico, l’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro ed i tecnici regionali, di applicare la legge e il principio per cui il diritto alla salute, alla vita e all’ambiente sovrasta quello al lavoro.
“Oggi questo principio viene recepito prima dalla Regione e poi dai Tribunali amministrativi. Ci commuove perché viene riconosciuta la giustizia e viene confermato ciò che diciamo da 23 anni – continuano dall’associazione che dedica la sentenza alle vittime e ai malati della Valle dell’Irno – . A noi interessa che lo stabilimento resti fermo e non continui a danneggiare la salute e la vita delle persone. È incapace, come confermato in sede di Conferenza dei Servizi della Regione Campania, di applicare le BAT, le migliori tecnologie disponibili. Un ringraziamento va all’avvocato Franco Massimo Lanocita e all’intero studio legale composto dagli avvocati Giuseppe Lanocita, Simona Corradino, Gianni Filosa ed Emilio Forrisi, che in questi anni hanno messo professionalità e cuore per salvaguardare la vita di tutti e l’ambiente“.

