
Dopo una complessa attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla DDA di Potenza i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale del capoluogo lucano hanno localizzato e arrestato un latitante di 64 anni ricercato da gennaio dell’anno scorso.
Trattasi di soggetto pericoloso, con trascorsi delinquenziali tra la Basilicata e la Puglia, ritenuto capace di reazioni violente e tentativi di fuga, come quelli commessi nel settembre del 1996, quando dopo aver rapinato a mano armata una gioielleria, insieme ai suoi complici, uccise a Pescara il Maresciallo dei Carabinieri Antonio Di Resta. Per il gravissimo fatto di sangue, è stato condannato anche alla pena dell’ergastolo. Il rintraccio del latitante è l’epilogo di una complessa attività investigativa svolta nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata nell’area del Vulture-Melfese.
L’indagine, diretta dall’Ufficio e affidata nella fase esecutiva al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Potenza, è stata avviata sulla scorta dei riscontri emersi in occasione di precedenti operazioni condotte contro i vertici delle piazze di spaccio locali. È stato proprio il monitoraggio dei circuiti relazionali e dei sodali legati a figure criminali già assicurate alla giustizia, partendo dall’arresto di un latitante avvenuto in Napoli nel maggio 2025 sempre ad opera dei Carabinieri di Potenza, a fornire gli elementi utili all’identificazione e al suo successivo rintraccio.
Le indagini costituiscono l’epilogo di una sofisticata attività di analisi tecnica e di monitoraggio, che ha consentito agli uomini dell’Arma di individuare la donna che lo ospitava all’interno del complesso edilizio sito in Corso del Mezzogiorno a Foggia (noto come “Palazzo ONPI”), garantendogli rifugio: l’esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dalla DDA di Potenza a carico della donna, indagata ora per favoreggiamento della latitanza, ha consentito ai militari di cinturare il perimetro della palazzino e di sorprendere il latitante all’interno di un appartamento al primo piano, proprio in compagnia della donna che gli garantiva copertura.
Una preventiva analisi dei possibili scenari operativi in relazione ai pregressi delitti commessi dal ricercato, esaminata anche alla luce delle cornici di sicurezza e l’ubicazione del rifugio in un denso contesto urbano, ha suggerito l’opportunità di intervenire presso il covo attraverso l’impiego di personale altamente specializzato: le operazioni, infatti, sono state pianificate ed eseguite nelle ore notturne con l’impiego del personale del Nucleo Investigativo di Potenza, supportato nella fase esecutiva dal G.I.S. di Livorno (Gruppo di Intervento Speciale) e del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia.
Tale scelta è risultata determinante non solo per assicurare l’arresto del latitante, ma anche per scongiurare ogni possibile pericolo per terze persone e garantire l’incolumità della collettività durante le fasi dell’azione.

