
Parte un nuovo trattamento per contrastare l’Alzheimer presso il Centro Neurologico del “Ruggi” di Salerno.
Presso l’Unità Operativa Complessa di Neurologia diretta dal professore Paolo Barone è stata effettuata su un paziente salernitano di 69 anni la prima infusione di anticorpi monoclonali anti-amiloide.
L’avvio di questo trattamento si inserisce nel lavoro di un gruppo clinico-scientifico multidisciplinare di III livello, impegnato nella diagnosi precoce, nella stratificazione dei pazienti e nella gestione avanzata delle malattie neurodegenerative, guidato dalla professoressa Marianna Amboni, con la collaborazione dei dottori Federico Di Filippo e Giuseppe De Biasi.
Negli ultimi anni gli anticorpi monoclonali anti-amiloide, in particolare Lecanemab e Donanemab, hanno inaugurato una nuova stagione terapeutica, mirando alla rimozione delle placche di β-amiloide, uno dei principali substrati patogenetici dell’Alzheimer. Trattandosi di una target-therapy, il razionale è la rimozione dell’amiloide accumulata a livello cerebrale nelle prime fasi di malattia, supponendo che l’efficacia è rilevante solo prima che la neurodegenerazione abbia già prodotto danni morfo-strutturali e funzionali, ovvero nelle prime fasi di malattia.
Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato questi farmaci tra il 2023 e il 2024. In Europa la European Medicines Agency (EMA) e la Commissione Europea ne hanno autorizzato l’immissione in commercio nel 2025, dopo iter complessi e revisioni dei dati. In Italia l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), pur in presenza di autorizzazione europea, ne ha recentemente negato la rimborsabilità , almeno momentaneamente, sottolineando criticità legate soprattutto alla sostenibilità organizzativa. In tale contesto l’accesso al trattamento resta limitato e regolato. Pertanto, ad oggi, la somministrazione presso il Servizio Sanitario Nazionale è possibile solo in regime di uso compassionevole, uno strumento di accesso a terapie innovative non ancora disponibili nella pratica clinica routinaria nazionale, riservato a pazienti selezionati e in contesti altamente specialistici.
Proprio la selezione del paziente rappresenta il momento cruciale del processo: all’esito di plurimi approfondimenti e monitoraggi dinamici eseguiti, in parte, presso la Clinica (anamnestici, clinico-laboratoristici, di genotipizzazione e neuroimaging), risultano candidabili al trattamento con anticorpo pazienti che abbiano diagnosi di malattia di Alzheimer con disturbo neurocognitivo lieve o demenza lieve, senza deficit di autonomia nelle attività di vita, e che rispettino precisi criteri di inclusione ed esclusione.
Il percorso prevede, per i pazienti selezionati secondo un rigido score di priorità , la somministrazione infusionale endovenosa della molecola a cadenza mensile, in regime di Day Hospital, per un totale di almeno 12 infusioni o al massimo di 18, sempre previo protocollo di desensibilizzazione anti-allergica e con controlli dei possibili eventi avversi (su tutti, fenomeni microemorragici ed edemigeni a sede cerebrale, anche in assenza di clinica), mediante risonanze magnetiche encefaliche.



