
La Garante per le persone con disabilità della Basilicata, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha rimarcato la necessità di attivare un confronto costante con i centri antiviolenza, con i servizi territoriali e con le istituzioni competenti per garantire protocolli realmente inclusivi.
“La violenza sulle donne con disabilità continua a essere una realtà sommersa, difficile da riconoscere e ancor più difficile da intercettare. È un fenomeno che le istituzioni non possono più permettersi di ignorare” afferma Marika Padula.
Padula evidenzia come le donne con disabilità siano spesso esposte “a forme di abuso che si consumano nelle relazioni familiari, nei contesti assistenziali o in situazioni di dipendenza che rendono complesso denunciare o anche soltanto chiedere aiuto. Molte donne – ha dichiarato – non dispongono degli strumenti necessari per riconoscere la violenza o per comunicarla. Altre non trovano servizi adeguati o pienamente accessibili. Il risultato è un silenzio che finisce per proteggere chi compie violenza e non chi la subisce”.
Secondo la Garante “è indispensabile che la risposta delle istituzioni diventi più strutturata e lungimirante. Occorre una formazione specifica rivolta al personale sanitario, sociale ed educativo e alle Forze dell’Ordine, affinché chi accoglie una donna in condizione di fragilità sia preparato a leggere i segnali e ad agire con competenza. È necessario rendere realmente accessibili gli sportelli antiviolenza, anche dal punto di vista comunicativo e predisporre procedure di denuncia semplici, inclusive e fruibili da tutte. Va inoltre riservata una maggiore attenzione ai contesti familiari e residenziali, nei quali troppo spesso la violenza si consuma lontano da sguardi esterni. Allo stesso tempo, bisogna promuovere percorsi di autonomia ed empowerment, fondamentali per ridurre la dipendenza e aumentare la capacità di autodeterminazione”.
Padula richiama infine “l’importanza di diffondere una cultura dell’affettività e della sessualità come dimensioni positive della vita delle persone con disabilità. Parlare liberamente di relazioni, rispetto e consapevolezza – ha ammesso – è una forma di prevenzione. Aiuta a distinguere ciò che è amore da ciò che non lo è, a riconoscere comportamenti sbagliati e a chiedere aiuto senza paura”.
“La violenza sulle donne con disabilità non è un episodio isolato – ha concluso la Garante –, ma una realtà radicata che richiede coraggio, competenza e responsabilità. Il nostro compito è dare voce a chi ne ha meno, rendere visibile ciò che resta nascosto e costruire strumenti di protezione reali e accessibili a tutte. Ogni donna ha diritto a una vita libera, sicura e piena”.


