
La vicenda relativa al rifacimento del Ponte Tanagro a Caiazzano, tra Padula e Sassano, sembra non avere mai fine. La lentezza nello svolgimento delle opere e i continui stop hanno prorogato di molto quella che inizialmente era stata prevista come data di fine lavori. Da quattro anni il ponte è chiuso al traffico e residenti e commercianti della zona portano addosso un peso ormai insostenibile.
È per questo motivo che i titolari di alcune attività del posto hanno inviato al Presidente della Provincia Vincenzo Napoli, al Responsabile del Settore Viabilità Angelo Michele Lizio e all’ingegnere della Provincia Marco Donnarumma, tramite l’avvocato Gerardo Guzzo, una formale diffida con cui vengono richieste l’ultimazione dei lavori e la messa in sicurezza del cantiere. Ricordiamo che a settembre la Provincia di Salerno, titolare dell’opera infrastrutturale, aveva comunicato che i lavori stavano proseguendo con la relativa prova di carico sui pali di fondazione delle spalle.
Nella diffida, inviata a Palazzo Sant’Agostino ma anche all’impresa appaltatrice, i commercianti sottolineano che i loro profitti sono stati sensibilmente ridotti a causa della mancata riapertura del ponte.
Ricordiamo che la Regione ha impegnato in favore della Provincia oltre 2 milioni di euro per la messa in sicurezza e che, dopo l’approvazione del progetto esecutivo, è stato disposto l’affidamento dei lavori mediante procedura aperta con applicazione del criterio del minor prezzo piuttosto che di quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. I lavori avrebbero dovuto concludersi entro 175 giorni dalla consegna avvenuta il 25 luglio 2023, ma sono iniziati solo nel gennaio 2024.
“Ad oggi i lavori non sono stati ripresi e per di più il cantiere versa in stato di abbandono giacché appare del tutto privo delle più elementari condizioni di sicurezza (recinzioni, cancelli, box bagno, box uffici) con evidente violazione delle varie discipline di settore sotto diverse partiture del diritto – si legge nella diffida -. In ragione del fermo dei lavori, non si può escludere si sia dovuta predisporre l’ennesima perizia di variante e suppletiva a riprova della inopportunità della scelta del criterio di selezione dell’aggiudicatario (prezzo più basso) e della non accuratezza dello stesso piano di fattibilità tecnica ed economica e del successivo progetto esecutivo (e relazione geologica) posti a monte dell’intera procedura di gara”.

