
L’agghiacciante suicidio del 14enne Paolo Mendico, 14enne della provincia di Latina vittima di bullismo, apre una profonda riflessione sulla discriminazione e sugli episodi di soprusi e violenza che sempre più spesso si registrano nell’universo giovanile.
I bulli lo deridevano chiamandolo “Paoletta” e alla base del suo estremo e doloroso gesto ci sarebbe proprio un rapporto difficile con i compagni.
La sua morte ha scosso l’Italia intera e diversi in questi giorni sono gli appelli volti a sensibilizzare i giovani e a indicargli la strada del rispetto, della tolleranza, dell’accoglienza e dell’inclusione.
Parte da questi concetti il messaggio che attraverso Ondanews viene lanciato anche da Rebecca De Pasquale, originaria di Eboli e personaggio molto seguito sui social da adulti e ragazzi. Al secolo Sabatino, ha affrontato un lungo percorso di transizione per diventare la donna forte che è oggi. Nel suo passato anche l’esperienza da monaco nella Badia di Cava de’ Tirreni e a Montecassino. Passaggi di vita importanti per i quali spesso ha subito discriminazioni e sfottò, nella vita reale così come in quella virtuale.
- A che età hai iniziato a subire atti di bullismo e in che contesto? Su quale aspetto della tua personalità o del tuo fisico sei stata presa maggiormente di mira?
Dinanzi a certe cose non c’è età , perchè si può essere presi in giro sempre. Ricordo però che alle Elementari venivo chiamato “femminuccia”. A volte mi dispiaceva, altre volte ero felice perchè notavano realmente la mia femminilità . Poi per strada ho ricevuto diversi sfottò da quando ho iniziato il mio percorso di transizione e in quel caso avevo paura di uscire. Ma mi ripetevo che dovevo affrontare la vita e così ho iniziato a rispondere a quegli attacchi. Ricordo che iniziai la mia transizione in inverno e, nonostante il freddo, io sudavo con il trucco sul viso a causa delle pressioni che subivo camminando in strada.
- Ricordi come ti sentivi in quei momenti? Come reagivi?
Mi sentivo confusa, triste, parlavo da sola davanti allo specchio. Mi mettevo davanti ad un bivio: dentro o fuori. Così mi sono detta: “La vita è mia, testa alta, vai fuori!”. Mi ripetevano “Sabatino, Sabatino…prima era monaco, ora è diventata femmina!”. Sentirmi dire “è diventata femmina” mi faceva tremare. Non capivano che non si diventa uomo o donna, ma si diventa, studiando, dottoresse, infermieri, cuochi e così via.
- Quanto credi abbiano influito gli episodi di bullismo sul tuo carattere, sulle tue scelte e sulla persona che sei attualmente?
Con il tempo, crescendo, ho imparato a stoppare subito gli episodi di bullismo che, nonostante tutto, mi hanno fatto crescere. Oggi sono contenta anche di un chiacchiericcio o di un mormorio, perchè sono arrivata a toccare le stelle, non mi fanno più niente.
- Oggi, da adulta nota sui social per le sue scelte di vita, subisci quello che potremmo definire un “bullismo mediatico”?
Certo! Soprattutto da parte delle donne ricevo tanti commenti negativi. Infieriscono ancora sul mio passato, siamo legati come l’edera alle rocce su queste tematiche e fa paura nel 2025 parlare ancora di bullismo, razzismo, discriminazione delle persone in carne, di chi è alto, basso o magro. Si dà la colpa ai giovani, ma gli adulti non forniscono la giusta educazione, sono come una strada senza segnali.
- Cosa diresti ad un bullo oggi?
Gli direi un semplice proverbio: “Non sputare al cielo perchè ti torna in faccia”. Resta nell’ignoranza.
- E cosa consiglieresti ad una vittima di bullismo per sostenerla?
Consiglio di denunciare, continuare ad uscire e non chiudersi in casa. Inoltre li esorto ad affrontare con la propria famiglia queste situazioni tristi. Invito chi è debole di carattere a sforzarsi di essere più forte, a non fare sciocchezze che potrebbero rovinare la loro vita e quella di chi li ama e gli sta accanto, ma di affrontare l’ignoranza altrui e andare avanti camminando a testa alta.

