
La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, alle prime luci dell’alba, hanno disarticolato un sodalizio criminale dedito al riciclaggio dei proventi della criminalità foggiana, derivanti anche dalle rapine ai portavalori, con la connivenza di imprese operanti in Basilicata e Lombardia.
Ampio il dispositivo d’intervento messo in campo, che ha visto l’impiego di oltre duecento uomini e donne per l’esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale di Potenza, su richiesta della locale Procura Distrettuale, con cui sono state disposte 9 misure cautelari personali, ovvero 7 in carcere e 2 ai domiciliari.
Sono stati inoltre eseguiti il sequestro del compendio aziendale di 10 società del valore di 170 milioni di euro nonché il sequestro preventivo, nella forma diretta o per equivalente, di beni per un valore di circa 10.000.000 di euro.
Al termine di una lunga e complessa attività, che ha visto la perfetta sinergia investigativa del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, SISCO, Squadra Mobile della Questura di Potenza, Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e Servizio Centrale Operativo della Polizia Stato, sono state ricostruite le trame di un sodalizio criminale, connotato da una trasversalità nazionale e fondato su una consorteria estremamente stratificata, che ruotava intorno alla figura dell’imprenditore di Lavello Antonio Liseno e a persone vicine ad ambienti della criminalità organizzata foggiana, operante prevalentemente tra l’area del Vulture-Melfese e Cerignola, finalizzato al riciclaggio dei proventi delle attività poste in essere dalla componente cerignolana, prevalentemente rapine a furgoni portavalori, nonché al trasferimento fraudolento di valori e alla frode fiscale.
Liseno è un noto imprenditore in Basilicata, attivo in vari settori del commercio, avendo la titolarità in svariate imprese operanti in più segmenti economici, ma in particolare è noto per essere il titolare di società leader in lucania nel commercio e nell’e-commerce di beni elettronici, elettrotecnici e prodotti di telefonia. Dal 2015, poi, ha effettuato un importante investimento per la realizzazione di un complesso turistico-alberghiero di gran lusso.
Secondo le indagini, Liseno avrebbe riciclato almeno 10 milioni di euro provenienti da attività criminali, come rapine a furgoni portavalori, estorsioni e furti, attraverso le sue società. Per giustificare i movimenti finanziari, avrebbe utilizzato una rete di imprese e fatture false, sfruttando anche la costruzione, appunto, del un complesso turistico-alberghiero di lusso.
Le indagini hanno anche rivelato che Liseno avrebbe partecipato a una frode fiscale nel settore della telefonia, al fine di ottenere indebiti vantaggi fiscali e soprattutto disporre di prodotti hi-tech a prezzi altamente concorrenziali, tramite una imponente frode carosello che ha coinvolto numerose società dislocate in Italia e in diversi Paesi europei, tra cui Germania, Svezia, Slovacchia e Polonia, e avrebbe commesso altri illeciti durante la pandemia, tra cui l’accaparramento di dispositivi di protezione individuale, peraltro non conformi alle vigenti disposizioni, compiendo manovre speculative su prodotti di prima necessità, facendo incetta sul mercato di oltre 13 milioni di mascherine in un momento storico in cui vi era penuria, determinandone la rarefazione e il rincaro sul mercato interno.
L’indagine ha dimostrato che Liseno avrebbe avuto rapporti con esponenti della criminalità organizzata foggiana, tra cui le famiglie Saracino e Cartagena, e avrebbe utilizzato la sua posizione di imprenditore per riciclare denaro e commettere altri illeciti. L’operazione è il risultato di una lunga e complessa attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza.
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