FumoNei pacchetti di sigarette svettano scritte terrorizzanti spesso accompagnate, a seconda dei Paesi, da immagini raccapriccianti. Solo negli Stati Uniti la sigaretta si porta sulla coscienza 443 mila morti ogni anno, ma quasi un americano adulto su cinque persiste nel vizio, e nelle altre nazioni la situazione è analoga. Nonostante tanti ormai abbiano detto addio alla bionda c’è ancora una pletora di fumatori che non smette, e non lo fa certo per ignoranza, perché anzi, normalmente i fumatori sono ancor più informati sui devastanti effetti della sigaretta rispetto a chi è estraneo a questo vizio.
Ma allora come si spiega questa perseveranza diabolica? Lo illustrano in uno studio pubblicato su PlosOne i ricercatori della Hebrew University of Jerusalem e del Technion-Israel Institute of Technology. In sostanza chi fuma non ha necessariamente una propensione maggiore al pericolo e tanto meno è disinformato, ma semplicemente ha una lacuna in termini di autocontrollo. 
Spesso si è cercato di spiegare questa dipendenza in termini di maggior propensione al rischio, ma secondo gli studiosi l’ipotesi è semplicistica. Piuttosto, secondo la tesi sostenuta dagli scienziati israeliani, chi fuma ha un problema di controllo e non sa mettere del tempo tra sé stesso e la soddisfazione di un bisogno.
Gli scienziati israeliani hanno dimostrato su un campione di cento volontari misti, tra fumatori e non fumatori, che il problema della dipendenza da sigaretta sta soprattutto nell’impazienza e nello scarso auto-controllo, inteso come incapacità di procrastinare una gratificazione. Per convalidare la loro ipotesi si sono serviti dell’Iowa gambling task, un test psicologico basato sul gioco d’azzardo molto utilizzato per l’osservazione dei meccanismi decisionali della mente umana, creandone una versione finalizzata a testare la ricerca della soddisfazione immediata, che ha evidenziato come la resistenza alla frustrazione e all’attesa sia nel fumatore molto compromessa.
L’intuizione israeliana potrebbe essere preziosa nel collaudare campagne di comunicazione più adeguate e comunque conferma la necessità di rivolgersi a centri anti-fumo validi che possano supportare il fumatore nella sua decisione di smettere.

Bibliografia: www.corriere.it

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