Continua il viaggio nell’antico mondo delle tradizioni popolari e nella cultura di un tempo, in un’epoca basata quasi esclusivamente sull’agricoltura, tant’è che fondamentale risultava il buon andamento delle condizioni metereologiche per fare in modo che i raccolti fossero abbondanti.
I nostri avi, anche in questo settore, mettevano in atto riti che favorissero le piogge o, al contrario che placassero le tempeste.
Quando vi erano lunghi periodi di siccità, interpellavano il Parroco affinchè celebrasse una Messa allo Spirito Santo. Si racconta, inoltre, che anni fa il Vallo di Diano sia stato colpito da un lungo e tremendo periodo di siccità che danneggiò i raccolti, mettendo a repentaglio la sussistenza sia delle bestie che della popolazione: per questo motivo, a Montesano e Buonabitacolo furono organizzate delle processioni che si incontravano presso il fiume Calore con lo scopo di richiamare le piogge.
Si narra, però, che questa soluzione ebbe scarsi risultati e che, i contadini di Buonabitacolo, irati, imprecarono contro il loro patrono, San Vito; a causa di ciò, alcuni giorni dopo furono puniti con un’alluvione, mentre i montesanesi con pioggia fruttifera per i raccolti.
Quando invece imperversavano le tempeste oppure stavano per arrivare temporali minacciosi, i contadini facevano il segno della croce e correvano a suonare le campane del paese; inoltre si accendevano le candele della candelora e si riponevano dietro le finestre recitando alcune preghiere.terra 2
Gli anziani, durante le grandinate, mentre facevano il segno di croce, facevano inginocchiare i propri nipotini e facevano loro raccogliere dei granelli con la lingua; se i temporali non cessavano, per placare le ire del cielo si recitavano dei rosari bruciando alcune foglie della palma benedetta.
Le donne, durante la Settimana Santa, raccoglievano venti sassolini e, quando c’era una tempesta, dopo aver recitato un rosario per ciascuno di essi, li lanciavano dalla finestra.
Oltre alle preghiere, ancora una volta, le popolazioni di un tempo confidavano in magia e scaramanzia: per allontanare le tempeste, ponevano fuori dagli usci asce, falci e sgabelli rivolti verso l’alto; inoltre, molti si rivolgevano ai cosiddetti “ndagliatùr” che effettuavano il “taglio della tempesta”, mediante riti e formule, deviandola presso luoghi dove non potesse arrecare danno.– Sara Maggio – ondanews

Commenti chiusi