
Una pagina memorabile quella che è stata scritta oggi pomeriggio all’interno del campus di Fisciano, dove l’Università degli Studi di Salerno ha conferito ufficialmente a Vasco Rossi il Dottorato di Ricerca Honoris Causa in Politica e Comunicazione. Un riconoscimento che consacra il “Blasco” come uno tra i più influenti comunicatori contemporanei.
La cerimonia si è svolta nell’Aula Magna “Vincenzo Buonocore”, gremita di studenti, docenti e i selezionati del fan club ufficiale, ma blindata per motivi di sicurezza. A fare gli onori di casa il Rettore Virgilio D’Antonio, promotore convinto di questo conferimento che consacra l’indiscussa capacità del rocker di Zocca di saper cogliere attraverso i suoi testi le variegate dinamiche del Paese, affascinando negli anni generazioni diverse.
Insieme al Rettore, che ha portato i saluti istituzionali, anche i professori Carla Pedicino, Presidente del Consiglio didattico di Scienze Politiche, e Filippo Fimiani, coordinatore del collegio dei docenti del Dottorato in Politica e Comunicazione.
“Non è soltanto Vasco Rossi a entrare nella storia della nostra Università, ma l’Ateneo si apre a una pagina culturale del nostro Paese. Una Università contemporanea deve avere il coraggio di riconoscere la conoscenza ovunque si manifesti. Comunicare significa trasformare una esperienza personale in qualcosa in cui chiunque possa riconoscersi. Le parole di Vasco Rossi hanno accompagnato amori, viaggi, solitudini. I mezzi cambiano, ma ciò che rende la comunicazione significativa è la relazione che riesce a costruire. È inevitabile che nel tempo Vasco Rossi sia diventato un segno della società italiana. La sua opera può essere letta come una autobiografia collettiva di più generazioni. Oggi riconosciamo un sapere maturato fuori dalle aule e che l’Università non può ignorare. Ha costruito nel tempo una comunicazione fondata sulla possibilità di mostrare anche l’imperfezione e forse questo lo ha reso più riconoscibile” ha esordito il Rettore.
“Le sue canzoni hanno tolto a chi le ascoltava l’alibi di non sentire – ha affermato la professoressa Pedicino nell’introduzione della cerimonia, ricordando anche il suo incontro con l’artista a Castellaneta, meta di relax per Rossi -. C’è qualcosa che fanno da sempre e che non consiste nell’identificarci nei loro personaggi. Ognuna delle donne cantate toglie uno strato e sotto emerge qualcosa che appartiene a molti di noi. L’arte, quando arriva in profondità, toglie qualcosa che impedisce di vedere, come è accaduto a me e a generazioni intere. Vasco ha reso condivisibile l’irrisolto, lo ha lasciato esistere e gli ha dato le parole negate”.
“Una giornata straordinaria” è stata definita dal professor Fimiani che ha spiegato le ragioni del conferimento del titolo Honoris Causa: “Un artista può trasformare saperi, linguaggi, esperienze della collettività in modi che interessano la ricerca universitaria. Fin dagli esordi Vasco Rossi ha portato nella canzone ciò che abitualmente restava ai margini della comunicazione di massa, tra cui la noia e l’inquietudine. Per cantare in prima persona la vulnerabilità contraddittoria dell’essere umano, troppo umano. La sua esperienza di vita e di musica in 50 anni di lavoro è diventata meditabonda ma mai asservita ai successi o agli eccessi, anzi, sempre autoironica ed empatica”.
Dopo il formale conferimento del Dottorato Honoris Causa è giunta la tanto attesa Lectio Magistralis del cantautore, cuore dell’evento che ha catturato l’attenzione di tutta l’Aula Magna.

Vasco Rossi ha sempre raccontato un suo forte legame con Salerno, da quando nel 1978 arrivò in città per il servizio militare.
“Avevo 25 anni e mi aveva mandato qui la cartolina militare – ha affermato, emozionato -. Era un momento complicato ma mi sono trovato benissimo. Poi mi hanno rasato i capelli a zero e il giorno dopo mi hanno liberato e mandato a casa. Qualche anno dopo tornai per un concerto e qui fu concepito il mio primogenito”.
“A volte mi chiedo cosa significa essere Vasco Rossi? – ha aggiunto – Per me significa essere me stesso senza tradire quello che sono. Prendere dubbi, sogni, rabbia e qualche incazzatura e trasformarli in canzoni. Quando diventano vostre, la responsabilità aumenta. Una canzone è un messaggio che viaggia senza ufficio stampa, entra in casa, in auto, in cuffia, in piazza. Arriva a chi magari non leggerebbe un editoriale o non seguirebbe un dibattito politico, ma segue una frase che parla di lui. Chi comunica deve sapere che ogni parola costruisce un clima, può diventare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire. Comunicare significa assumersi il peso di ciò che si mette nel mondo e la poetica di Vasco Rossi è tutta qui, senza confondere la libertà con il diritto di fregarsene degli altri. Una canzone può far nascere una domanda, mettere in contatto persone che non si conoscono, può far capire che un problema esiste e che non siamo obbligati ad accettarlo in silenzio. E se la cantano in 60mila, la solitudine diventa appartenenza”.
Poi parole sincere per l’Ateneo e per l’unanimità espressa nel conferirgli il Dottorato.
Una giornata che rimarrà negli annali dell’ateneo salernitano, che oggi ha dimostrato, ancora una volta, quanto le canzoni e le parole di Vasco Rossi non siano semplice intrattenimento musicale, ma un vero e proprio manifesto politico e comunicativo.

