
Un uomo, con disabilità e fragilità psichica, sarebbe stato costretto a trascinarsi sul pavimento all’interno di un bar di Serre.
La denuncia arriva dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Avs), che ha rilanciato sui social un video segnalato da un familiare della persona coinvolta.
Secondo quanto riferito, nel filmato l’uomo sarebbe stato spinto a muoversi sul pavimento e a cavalcioni, mentre alcune persone presenti avrebbero assistito alla scena. Il video sarebbe poi stato nuovamente diffuso su TikTok.
“È una scena vergognosa, disumana, indegna di una società civile. Umiliare una persona fragile, filmarla e trasformare la sua sofferenza in contenuto social è un atto vile. Chi ha partecipato, chi ha ripreso, chi ha diffuso e chi ha riso di ciò deve essere identificato e chiamato a risponderne – dichiara Borrelli -. Il familiare riferisce inoltre che episodi di maltrattamento nei confronti dell’uomo andrebbero avanti da tempo e sarebbero già stati denunciati in precedenza. Chiediamo alle forze dell’ordine e alla Procura di acquisire il video, verificare quanto accaduto e accertare tutte le responsabilità, anche di eventuali adulti presenti o consapevoli. Chiediamo inoltre l’intervento delle autorità competenti per garantire piena tutela alla vittima. I disabili non si deridono, non si sfruttano, non si umiliano. Si proteggono”.
Sull’accaduto si è detto indignato il Sindaco di Serre Antonio Opromolla: “Quel video non rispecchia la civiltà della comunità che mi pregio di rappresentare. Le forze dell’ordine stanno facendo le loro indagini”.
“Ogni tipo di discriminazione, sia essa etnica, sociale, di genere, religiosa, di orientamento sessuale, non può che essere ripudiata, così come ogni violenza fisica o psicologica nei confronti di persone fragili“. E’ quanto afferma il Movimento DisAbilità, presieduto dal dottor Luigi Marino, in merito alle scene orribili giunte da Serre.
“È un reato gravissimo. È un reato di matrice discriminatoria, di quelli che vengono definiti a livello internazionale come hate crimes (crimini d’odio), che va punito in quanto si caratterizza, spesso, sostanzialmente per la motivazione di pregiudizio che l’autore – sottolinea Marino – nutre nei confronti di una o più caratteristiche protette, reali o presunte, e che spesso sono di origine etnica o razziale o per convinzioni religiose, per orientamento sessuale, identità di genere, disabilità e così via. I reati nei confronti delle persone fragili rappresentano, quindi, un ground tipico dei crimini d’odio e vanno perseguiti dalle preposte autorità, consci che il ruolo delle forze di polizia è determinante in questo contesto non solo nel limitarsi alla repressione dei reati nei confronti dei disabili, ma anche all’applicazione di quelle norme che la crescente sensibilità ha fatto inserire nel nostro ordinamento giuridico. L’impegno deve essere rivolto alla prevenzione ed alla formazione, perché non basta conoscere la cornice normativa di riferimento ma serve possedere anche tutti quegli strumenti offerti dalla psicologia e dalla sociologia che consentano all’operatore di polizia di capire le diversità e di mettersi nella prospettiva della persona disabile al fine di intercettare subito i comportamenti che potrebbero essere discriminatori. Tutte le uniformi, unitamente ai Servizi Sociali, devono rappresentare non solo un presidio di legalità ma anche un enzima di crescita culturale per combattere pregiudizi e stereotipi, contribuendo alla realizzazione di un ambiente sociale che consenta alle persone disabili di esprimere pienamente la loro personalità e il loro talento senza subire alcuna violenza. Massima solidarietà da parte nostra alla persona oggetto di tali atti discriminatori e massima fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura al fine di trovare i responsabili del gesto“.


