fabio fotoLe difficoltà di un settore che per il Vallo di Diano dovrebbe rappresentare una risorsa ma che, invece, a causa di vincoli, costi sempre più alti e criticità varie, tra cui la recente abolizione delle quote latte, sembra essere un fardello sempre più pesante.

Stiamo parlando dell’agricoltura e degli operatori del settore che arrancano non poco. Basti pensare che in Italia, nel giro di 30 anni, gli allevamenti sono passati da 180mila a 36mila. Ne abbiamo parlato con Fabio Granata, 39 anni, titolare di un’azienda agricola a Sala Consilina, tra le poche ancora attive nel Vallo di Diano.

“Ho avviato l’attività nel 2005 – spiega – Sono partito con 50 bovini da latte, arrivando, nel corso degli anni, a 115. Ora ho 73 capi. Dopo l’iniziale crescita, dal 2010 c’è stato un graduale calo dovuto a diversi fattori”.

“Le difficoltà ci sono state e sono diverse – aggiunge Granata – Ci sono condizioni molto rigorose per quel che riguarda le stalle e la gestione delle stesse. I vincoli sono troppi, senza contare l’incremento dei prezzi, tra cui anche quello dei mangimi. Per quanto riguarda il latte, poi, non è semplice vendere quello del posto, vista la concorrenza del latte importato. L’abolizione delle quote latte rappresenta un’ulteriore criticità anche perché, secondo me, le aziende agricole possono andare avanti soltanto vendendo il prodotto o riducendo i bovini da latte ed aumentando quelli da carne”.

Per quanto riguarda il Vallo di Diano e la possibilità dello stesso di caratterizzarsi, dice: “E’ essenziale cercare di dar vita ad una produzione a km 0. Ci sono degli ortaggi molto richiesti sul mercato ma operare da soli non è facile e ci vorrebbe maggiore collaborazione e sostegno”.

“In merito al futuro è difficile pensare che la situazione possa migliorare – conclude Granata – Secondo me potrebbero esserci degli spiragli solo se il Ministero dell’Agricoltura  decidesse di cambiare le cose e ripristinasse le quote latte. Non intendo mollare, sia perché amo il mio lavoro, sia per le risorse economiche investite per adeguarmi agli standard richiesti. Se tornassi indietro, però, non avvierei l’attività”.

– Cono D’Elia –


 

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