È stato presentato ieri presso il Complesso Monumentale della Santissima Pietà a Teggiano, il libro “Diario Napoletano (1940- 1961)” dello storico Arturo Didier. Il libro è un pretesto per parlare, attraverso il racconto delle vicende personali dell’autore, del suo paese d’origine, Napoli.

I saluti iniziali sono stati affidati al sindaco Michele Di Candia e l’incontro è stato moderato dello storico Paolo Carrano.

Questo diario mi ha appassionato molto perché tratta di due argomenti importanti dal punto di vista storico – ha spiegato l’assessore regionale al Turismo Corrado Materail primo periodo quello della guerra e della grande povertà dove troviamo una Napoli che viveva delle difficoltà e il periodo del dopoguerra e delle scelte politiche a mio avviso sbagliate perché non hanno dato attenzione alla vera Napoli. Un altro aspetto importante è la Teggiano del 1961, che non era conosciuta. Una città medievale che aveva grandi punti di forza ma era isolata dai grandi centri. È un viaggio nella storia che mette in evidenza la napoletanità, la quotidianità, gli errori che sono stati fatti dalla politica e l’incapacità di puntare sulla cultura. Il turismo per la Campania è una grande occasione di crescita però dobbiamo creare una condizione per mettere in rete tutto quello che d’importante c’è”.

Questo libro termina nel 1961 quando sono arrivato qui per caso – dichiara l’autore – sono stato mandato ad insegnare a Teggiano. Una lettera del Ministero diceva che i professori che non avrebbero cambiato sede sarebbero stati confermati per il triennio, io non mi sono spostato però avevo sempre il pensiero di tornare a Napoli. Il motivo per cui non sono andato più via lo devo a mia moglie. Le mie figlie che mi hanno consigliato di scrivere questo diario napoletano. Nella premessa dico che il problema non è raccontare le mie vicende ma una cosa ben più importante, la napoletanità. Napoli è il luogo dello spirito, è l’inizio e la fine“. 

L’incontro è stato allietato degli intermezzi musicali a cura del Maestro Antonio Cimino al flauto e del Maestro Francesco Langone alla chitarra.

– Annamaria Lotierzo –

  

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