Sulla disabilità serve chiarezza da parte dello Stato. Come denunciano le associazioni, negli ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni da parte di molte famiglie con persone con disabilità all’interno del loro nucleo familiare che, dopo l’aumento delle pensioni di invalidità per gli invalidi civili totali a seguito della Sentenza 152 del 2020 della Corte costituzionale, si sono viste decurtate o azzerate le somme del Reddito di Cittadinanza o della Pensione di Cittadinanza. Si tratta di una oggettiva ingiustizia sociale che colpisce i più fragili. Ho chiesto pertanto alla ministra della Disabilità, Erika Stefani, quali iniziative intende intraprendere per far rispettare una sentenza del TAR, confermata dal Consiglio di Stato, secondo cui le indennità percepite a qualunque titolo dalle persone con disabilità non debbano essere considerate ai fini della Indicazione della Situazione Economica Equivalente (ISEE)”. E’ quanto sottolineato da Virginia Villani, deputata del Movimento 5 Stelle, nel corso del Question Time in Aula alla Camera.

“Al momento – continua Villani – l’Inps ha ribadito che nella determinazione dell’ISEE è necessario inserire qualunque tipo di rapporto finanziario intestato ai componenti del nucleo familiare, compresi quelli intestati ai disabili. Abbiamo lavorato in questi mesi per assicurare alle persone con disabilità una legge delega, collegata al PNRR, che tenga conto delle loro esigenze e delle loro aspirazioni. Esercitare diritti togliendo risorse diventa complicato. Dalla ministra Stefani ci aspettavamo un intervento tempestivo che, purtroppo, non c’è stato”.

La deputata pentastellata si augura che adesso si lavori celermente per risolvere questa contraddizione e scorporare dal calcolo ISEE le somme che derivano da pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento e tutti i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari percepiti in ragione della condizione di disabilità. “Riformando il calcolo ISEE per il Reddito di Cittadinanza non staremo mettendo in campo una norma complessa, eppure sarebbe un segnale straordinario verso coloro che da troppi anni attendono ancora la tutela di tanti altri diritti spesso calpestati. Basta poco per fare la differenza”, conclude.

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