
Sono ufficialmente riprese le attività di ricerca archeologica presso il sito indigeno di Roscigno-Monte Pruno, uno dei più importanti contesti dell’entroterra campano.
Il sito, frequentato a partire dal VII secolo a.C., si trova in un punto strategico fra il Vallo di Diano e la piana che conduceva verso la città greca di Poseidonia-Paestum. Il momento di massimo splendore coincide con il periodo lucano, quando venne costruita un’imponente cinta di fortificazioni. La ricerca archeologica a Roscigno ha consentito di portare alla luce anche diversi nuclei di necropoli, tra cui la famosa tomba principesca trovata nel 1938 e databile alla fine del V secolo a.C..
Le attività di ricerca archeologica, realizzate nella cornice istituzionale di una concessione di scavo tra il Ministero della Cultura e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Universita degli Studi di Napoli Federico II, si inseriscono nel programma di indagine finalizzato ad approfondire la conoscenza dell’antico insediamento di Roscigno-Monte Pruno, della sua organizzazione urbanistica e delle trasformazioni che ne hanno caratterizzato lo sviluppo nel corso dei secoli.
A prendere parte alle attività sul campo sarà un’équipe composta da dottorandi, studenti e studentesse del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, a conferma del ruolo dello scavo quale luogo privilegiato di formazione e di alta qualificazione scientifica per le nuove generazioni di ricercatori.
Il progetto nasce grazie alla proficua collaborazione tra istituzioni, enti territoriali e realtà locali, in particolare la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Comune di Roscigno, la Banca Monte Pruno, la Comunità Montana.
Il sostegno al progetto ha consentito l’effettivo avvio delle attività di scavo, confermando una condivisa sensibilità nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio archeologico.
“Monte Pruno rappresenta un patrimonio identitario straordinario per la nostra comunità – dichiara il Presidente della Banca Monte Pruno e della Fondazione Monte Pruno Michele Albanese –. Non è soltanto un luogo ricco di testimonianze archeologiche ma un’eredità culturale che portiamo nel nostro stesso nome e che ispira i valori sui quali, da oltre sessant’anni, si fondano l’azione della nostra Banca e della nostra Fondazione: il rispetto delle radici, il senso di appartenenza e la responsabilità verso le future generazioni. Il prezioso lavoro coordinato dalla dottoressa Bianca Ferrara, insieme all’impegno dell’Università Federico II, del CNR e di tutti i ricercatori coinvolti non si limita ad accrescere la conoscenza scientifica di questo straordinario sito ma contribuisce a restituire centralità ad una parte fondamentale della nostra storia collettiva. Il sostegno della Banca Monte Pruno e della Fondazione Monte Pruno vuole essere un atto di riconoscenza verso le nostre origini ma anche una chiamata collettiva alla responsabilità: quella di continuare a tutelare, valorizzare e raccontare un patrimonio che appartiene all’intera comunità e che ha ancora tanto da dire al presente e al futuro dei nostri territori”.


