
La Corte d’Appello di Potenza – Sezione Civile ha rigettato il ricorso del Comune di Sala Consilina avverso il decreto ingiuntivo con cui il Tribunale di Lagonegro gli aveva intimato il pagamento in favore della società ERGON S.p.A. in liquidazione di 1.062.138,64 euro a titolo di corrispettivi per i servizi relativi alla gestione del ciclo dei rifiuti e per il rimborso dei costi del personale e dei maggiori oneri consortili.
Nel 2022 il Tribunale aveva rigettato l’opposizione, ritenendo provato il credito sulla base della documentazione prodotta da ERGON. Il Comune propose appello, articolando una serie di censure che investono il titolo del credito e la sua prova. L’Ente ha dedotto la nullità o inefficacia del contratto di cessione del ramo d’azienda tra il Consorzio Bacino SA3 ed ERGON, rilevando che la delibera consortile n. 115/2010, presupposto della cessione, sarebbe stata annullata dal TAR Lazio; da ciò deriverebbe, secondo il Comune, la caducazione del contratto e la carenza di titolo in capo alla società per pretendere i pagamenti.
Il Comune ha sostenuto anche l’inesistenza delle prestazioni fatturate, affermando di non aver mai ricevuto i servizi di raccolta, trasporto e smaltimento indicati nelle fatture e ha negato la sussistenza di obblighi di rimborso dei costi del personale, sostenendo che i lavoratori non sarebbero mai stati trasferiti né distaccati alla società. Tra le varie contestazioni avanzate dall’Ente anche l’ingiustificato arricchimento proposto dalla controparte.
La curatela del fallimento ERGON ha dunque chiesto il rigetto dell’appello, sostenendo la piena validità della cessione, mai dichiarata nulla, e l’infondatezza delle eccezioni sollevate dal Comune. Ribadendo di aver svolto, dal 2011 al 2014, i servizi di igiene urbana in favore del Comune in forza dei contratti originariamente stipulati con il Consorzio e poi trasferiti, fornendo prova delle prestazioni mediante la produzione dei formulari di identificazione dei rifiuti (FIR), delle fatture e della documentazione contabile correlata. Ha inoltre sostenuto la debenza dei corrispettivi e dei rimborsi per il personale e ha riproposto la domanda di arricchimento senza causa, deducendo che il Comune avrebbe comunque beneficiato delle prestazioni rese.
Per la Corte d’Appello il ricorso del Comune va rigettato per una serie motivi, tra cui il fatto che non risulta che il contratto di cessione del ramo d’azienda sia stato mai dichiarato nullo o inefficace da alcun giudice e che la curatela di ERGON ha prodotto le prove del credito vantato mediante la produzione delle fatture dettagliate.
La Corte d’Appello di Potenza oltre a rigettare il ricorso ha condannato il Comune al pagamento delle spese di giudizio che ammontano a 18.977 euro.

