Profughi e Balcani. L’esperienza in Serbia di Fausto Maniglia, fotografo di Buonabitacolo “Mi ha colpito il buon umore di tutti, nonostante le mille difficoltà quotidiane”





































https://c1.staticflickr.com/1/591/32577262545_f1d558ec3e_o.jpgCirca 1400 rifugiati che alloggiano in vecchi edifici abbandonati senza acqua né elettricità. Questo lo scenario che da diversi mesi caratterizza Belgrado. La capitale della Serbia, dopo la chiusura delle frontiere da parte di Ungheria e Croazia, ha, infatti, accolto il passaggio di un’ondata infinita di profughi proveniente, per lo più, da Afghanistan e Pakistan e che attraversa la penisola balcanica per raggiungere l’Unione Europea. La situazione, già di per sé critica, con l’arrivo dell’inverno e con l’intensificarsi del freddo è diventata, in alcuni casi, drammatica.

Testimone diretto della situazione è stato Fausto Romano Maniglia, fotografo di Buonabitacolo. Il 35enne valdianese ha trascorso 4 giorni a Belgrado, tra disagi e disperazione, ma anche sorrisi e speranze ed ha realizzato il reportage dal titolo “Gli invisibili di Belgrado”.

  • Cosa ti ha spinto a recarti a Belgrado?

La questione dei rifugiati mi ha sempre interessato, perciò quando ho sentito dell’ennesima situazione di disagio non lontano da noi, ho deciso di andare a vedere di persona. Ho comprato un biglietto aereo e ho preso la macchina fotografica per documentare quello che sta succedendo.








  • Che tipo di esperienza hai vissuto e come ti sei mosso?

Ho deciso di partire da solo e ho trascorso i giorni tra la mia camera d’ostello e la stazione centrale di Belgrado dove sono accampate circa 1400 persone. Il primo approccio è stato scioccante. Avevo già visto delle immagini, ma l’esperienza diretta è tutt’altra cosa. In ogni caso è bastato poco per creare delle relazioni con i migranti che sono molto contenti di parlare e raccontare le loro tragiche storie di fuga. La maggior parte dei rifugiati è originaria di Afghanistan e Pakistan e mi ha raccontato di scappare per paura della repressione talebana, per fuggire agli attentati o semplicemente per cercare un futuro migliore.

  • Quali sono le condizioni dei rifugiati?

Pessime. Abitano in capannoni abbandonati nella vecchia stazione centrale di Belgrado, in pieno centro. Non hanno servizi igienici e sono costretti a lavarsi all’aperto a temperature gelide, dai -6 ai -12 gradi. Il cibo gli viene offerto una volta al giorno da un’associazione umanitaria del posto che distribuisce zuppe di vario genere e tre fette di pane ciascuno. A causa del freddo sono costretti ad accendere dei fuochi con il legno di vecchie traversine dei binari impregnate di materiale tossico al piombo. Per questo molti hanno contratto polmonite o bronchite. La maggior parte sono ragazzi tra i 16 e i 30 anni e tra loro c’è anche qualche bambino, come Aziz che al momento è da solo dopo che il padre è stato arrestato dalla polizia croata nel tentativo di attraversare il confine.

  •  Come si rapporta la società civile serba con tale realtà?

https://c1.staticflickr.com/1/325/32424537512_c4ac4c75f7_o.jpgAl di là della piccola associazione “Refugee Aid Serbia” il resto della comunità sembra ignorare la situazione che si verifica davanti ai loro occhi. Per questo ho deciso di chiamare il mio reportage “Gli invisibili di Belgrado”. Voglio ricordare, però, che la responsabilità di questa situazione è anche della comunità internazionale. Abbiamo tutti il dovere morale di impedire che questa gente muoia per il freddo o per le malattie respiratorie. Abbiamo il dovere morale di essere un’Europa che garantisce libertà e dignità a tutti gli esseri umani, di cancellare le frontiere e di aiutare la ricostruzione morale e fisica delle loro vite.

  • Cosa ti ha maggiormente colpito?

In positivo mi ha colpito il buon umore di tutti, nonostante le mille difficoltà quotidiane. Aspetto che tutti noi dovremmo apprendere. In negativo mi ha impressionato vedere la fatica e la stanchezza negli occhi dei ragazzi più piccoli.

  • E cosa ti sei “portato a casa”?

Sicuramente l’odore di fumo che ha impregnato i miei vestiti e mi ha accompagnato fino a casa. Poi, certamente, un’esperienza di vita che non dimenticherò mai. Ne approfitto per ringraziare tutti i rifugiati per la gentilezza e la pazienza con cui hanno aperto le porte della loro vita privata ad uno sconosciuto. Auguro a tutti loro di trovare al più presto una nuova “casa”.

Reportage “Gli invisibili di Belgrado”:  tinyurl.com/j2qek9t

Supporto ed aiuto ai rifugiati: www.gofundme.com/refugee-aid-serbia-appeal

– Cono D’Elia  –


https://c1.staticflickr.com/1/655/31765521093_cc0a50b677_b.jpg  https://c1.staticflickr.com/1/358/32577344125_ec1a732d49_b.jpg








































Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*