Come ogni anno, ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, il più frequente dei tumori femminili.

Fortunatamente oggi, grazie allo screening oncologico, la maggior parte dei tumori può essere diagnosticata in fase iniziale rendendo le terapie molto più efficaci. La prevenzione, dunque, assieme alla conoscenza e alla condivisione, sono le migliori alleate per contrastare l’insorgenza del tumore.

Una delle associazioni più attive da questo punto di vista è la “Susan G. Komen Italia”, nata nel 2000 a Roma come primo affiliato europeo della “Susan G. Komen” di Dallas sotto la guida del Prof. Riccardo Masetti, attuale Presidente. Domenica 10 ottobre questa associazione ha organizzato la Race for the Cure, la più grande manifestazione al mondo per la lotta ai tumori del seno, giunta alla 22esima edizione. Madrine dell’evento sono state Rosanna Banfi e Maria Grazia Cucinotta, da molti anni in prima linea a sostegno delle iniziative della Komen Italia. E proprio Rosanna Banfi, colpita dal tumore al seno qualche anno fa, ci ha gentilmente concesso questa intervista nella quale ci racconta la sua esperienza e la sua lotta contro il cancro.

 

  • Come ha scoperto il tumore al seno?

L’ho scoperto per caso, come molte persone, facendomi la doccia. Mi sono toccata e ho sentito un nodulo e istintivamente ho sentito che fosse diverso dagli altri. Dopo pochi giorni, perché eravamo nel mese di dicembre e c’era Natale di mezzo, sono andata a farmi visitare e dopo 3 giorni mi hanno operata.

  • Come si è sentita quando le hanno diagnosticato il tumore?

Quando ti danno una notizia del genere è un fulmine a ciel sereno, un colpo terribile. Non sai come comportarti, cosa devi fare, che pesci prendere, insomma è stato abbastanza sconvolgente. Nello stesso tempo, però, mi sono messa immediatamente in mano ai medici, senza pensarci due volte mi sono affidata e ho fatto tutto ciò che mi hanno detto di fare.

  • Lei è madrina, assieme a Maria Grazia Cucinotta, della Race for the Cure. Com’è iniziata la sua collaborazione con la Komen Italia?

È iniziata proprio mentre facevo la chemioterapia. Ho conosciuto il Prof. Riccardo Masetti, Presidente della Komen Italia, che mi ha proposto di venire la prima volta alla Race for the Cure, di cui non sapevo dell’esistenza al tempo, e quando sono arrivata al Circo Massimo ero pelata, ero ancora all’inizio, ed è stato bellissimo perché mi sono ritrovata insieme a migliaia e migliaia di persone con il mio stesso problema, perciò mi ha fatto capire che non ero sola, non ero unica in questa cosa, e mi ha fatto capire anche che nel mio piccolo potevo fare qualcosa per le altre donne. Da allora sono passati 12 anni e mi sono impegnata a farlo.

  • In base alla sua esperienza, quanto è importante per una persona con questa malattia non chiudersi in sé stessa ma parlarne con gli altri?

È basilare, secondo me. Poi magari ognuno la prende a modo suo, però il consiglio che mi è capitato di dare a molte donne è di non rinchiudersi in sé stesse assolutamente, di non avere nessuna vergogna, parlarne con tutti – amici, vicini, parenti – perché ognuno intorno ti può aiutare, con un gesto, con un invito, con una carezza, con una cosa buona da mangiare, per dire che anche una piccola cosa può fare la differenza. E serve tutto in quel momento, perché hai bisogno di una rete di protezione intorno.

  • Quali sono i consigli che sente di dare alle donne per prevenire il tumore al seno?

In realtà sarebbero tanti, dalla buona vita al mangiare bene, a fare sport ecc. Sarebbero tanti ma la maggior parte di noi non li fa, io per prima. Però penso che bisogna sforzarsi di vivere al meglio, senza farsi del male logicamente, e soprattutto controllarsi, prendere un minuto per sé ogni tanto per controllarsi.

  • Che messaggio si sente di lanciare alle donne che stanno combattendo contro il tumore al seno?

Che si può fare. Che è uno scoglio grosso da superare, perché chiaramente le cure sono pesanti, o per le ricadute. Ad esempio, quest’anno ho incontrato una signora che vedo ogni anno che mi ha raccontato che le è capitato per la terza volta. Purtroppo succede, però queste donne ti fanno vedere veramente la loro forza. Lei per la terza volta combatte e guarisce di nuovo. Così è, bisogna combattere, stringere i denti e combattere, perché si può.

  • E alle donne in generale?

Alle donne in generale, comunque, di prendersi ogni tanto un momento perché noi donne siamo troppo impegnate tra la vita, il lavoro, i figli, la famiglia, il marito, la casa e ci trascuriamo, perché mettiamo avanti tutti gli interessi dei nostri familiari, però ogni tanto, una volta l’anno almeno, bisognerebbe prendersi un momento di pausa e farsi una serie di controlli, per sé stesse. Anche perché le donne, le madri, sono il motore della famiglia: se si ammalano loro, la famiglia si blocca.

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