Continua l’impegno profuso dal Centro Trasfusionale dell’ospedale “Luigi Curto” di Polla e dal suo Responsabile, il dottor Carmine Oricchio, per fare in modo che sempre più donatori incrementino le scorte di sangue a disposizione del presidio ospedaliero valdianese. Ogni mercoledì, dalle ore 8.30 alle 12.00, sarà possibile donare attraverso l’innovativo metodo della raccolta “multicomponent“.

Una tipologia di raccolta praticata attraverso una macchina, messa in funzione proprio dal dottor Oricchio, che è un separatore cellulare che permette di praticare la donazione andando incontro ad una serie di risvolti positivi, tra cui l’utilizzo di un ago più piccolo attraverso una via venosa unica, la reinfusione di soluzione fisiologica e la separazione fatta esclusivamente dal macchinario. All’interno di quest’ultimo è contenuto un software a cui viene impartito un protocollo da utilizzare e che permette alle valvole di aprirsi e chiudersi a seconda degli elementi che si vogliono separare e che finiscono in due sacche separate. “In questo modo abbiamo la possibilità – dichiara il dottor Oricchio – di ottenere plasma di tipo A che noi trasfusionisti forniamo ad un’industria che lo lavora e lo restituisce all’ospedale in forma di albumina e altri prodotti che ogni Farmacia dovrebbe acquistare e che invece, in virtù di questo rapporto, ottiene gratuitamente. Lo scorso anno abbiamo dato circa 150mila euro come produzione di plasma di tipo A“.

Il circuito utilizzato, dunque, è costituito da una campana a mo’ di centrifuga che fa scendere i globuli rossi e salire su il plasma, più leggero. Giunti al quantitativo richiesto dal protocollo la macchina divide nelle due sacche separate plasma e globuli. “La Regione Campania, al momento, per quanto riguarda il sangue è in autosufficienza – spiega Oricchio – ma è deficitaria di plasma e quindi va maggiormente sensibilizzata la donazione di quest’ultimo elemento“.

Il Responsabile del Centro Trasfusionale del “Curto”, dunque, tende a promuovere la donazione multicomponent, sottolineando che “dall’Atto Aziendale si capisce che si vuole rafforzare l’oncoematologia, quindi questa macchina, che è un separatore cellulare, potrebbe, con kit diversi, fare anche delle piastrine da aferesi da utilizzare, ad esempio, per un bambino leucemico o trattare le intossicazioni da funghi con il cambio del plasma del paziente“.

– Chiara Di Miele –

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