Trovo inaccettabile che tre minori siano riusciti a fuggire da una casa famiglia di Salerno per arrivare indisturbati in Germania”. Così Lucia Vuolo, europarlamentare della Lega, interviene sul caso dei 5 iracheni curdi, tre minori e due adulti, fuggiti verso la Germania da due strutture di accoglienza di Salerno e Sarno. Il fatto è stato raccontato prima dal quotidiano “Avvenire” e poi da “La Città di Salerno” e riporta alla luce una presunta serie di anomalie che, nonostante il lieto fine, non possono lasciare indifferenti.

In tempi di Covid – prosegue la Vuolo – come si fa ad arrivare indisturbati in Germania attraversando almeno due frontiere? E ancora. Secondo ‘Avvenire’, i cinque sarebbero fuggiti probabilmente usufruendo dell’aiuto di chi aveva organizzato il lungo viaggio dall’Iraq poi interrottosi nel piazzale del porto di Salerno dopo la traversata in container dal porto turco di Aliaga. Possibile che un delinquente trafficante di essere umani riesca a fare i suoi sporchi interessi in barba a qualsiasi controllo, verifica e regolamento tanto in Iraq, quanto in Europa?”.

Poi c’è la questione della casa famiglia ospitante di Salerno che aveva in affido i tre minori:”Una presunta mancanza di controllo? Altra domanda che attende una risposta. E ancora. Immagino che la struttura riceva un supporto economico dal Comune di Salerno per i preziosi servizi di assistenza. Per cosa, per chi e per come sono utilizzati questi fondi pubblici? Come è possibile che tre bambini siano riusciti con un aiuto esterno a scappare, percorrere tutto lo Stivale, attraversare (presumo) almeno due frontiere e arrivare a Berlino?”.

Come ho scritto all’inizio – conclude l’europarlamentare – il lieto fine dei tre minori curdi non può distogliere nessuno dall’individuare le responsabilità che altrimenti sembrerebbero non esistere. E se i tre bambini non fossero mai arrivati a Berlino? Staremmo raccontando l’ennesima storia di fuga per la libertà finita male e di un sistema che, in tutte le opzioni possibili, fa acqua da tutte le parti“.

– Chiara Di Miele –

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