Ha avuto luogo questa mattina in piazza San Benedetto a Pertosa la presentazione del volume “Le Pergamene Greche di Santa Maria di Pertosa e i Notari di Auletta“, curato dal professor Filippo D’Oria dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli ed edito dalla Fondazione MIdA.

I saluti iniziali sono stati affidati al sindaco Domenico Barba e al presidente della Fondazione MIdA Francescantonio D’Orilia che ha sottolineato: “Si tratta di una grande opportunità di riappropriazione della vicenda storica e di quel senso di appartenenza che ci auguriamo possa creare modelli di sviluppo condivisi. Le pergamene rimandano all’origine stessa degli assetti insediativi. In quel mondo rurale si rispecchia quello che oggi è il turismo della scoperta. Questa documentazione ci invita ad una riflessione più attenta sul legame antichissimo tra le comunità di Pertosa e Auletta generato da questo fenomeno storico e l’espressione di un’unica matrice culturale. Se ci riappropriamo della nostra storia e delle nostre tradizioni possiamo guardare ad un futuro sostenibile e migliore insieme“.

Presente anche il consigliere regionale Tommaso Pellegrino, mentre a moderare l’evento è stata la giornalista Angela Freda.

Mi fa sempre piacere quando si parla di radici, riscoperta di valori e di quelle tradizioni che ci sono nei nostri territori che ci devono rendere più orgogliosi e forti commenta Pellegrino -. Riscoprire le radici di un popolo significa rispettare quelli che sono stati i sacrifici dei nostri nonni e dei nostri genitori. Significa essere orgogliosi della nostra terra. Mi complimento con il professore D’Oria perché fare un lavoro di ricerca di alto spessore culturale non è semplice. Un lavoro di ricerca vero, concreto e significativo. Continuiamo su questa strada e continuiamo a cercare le nostre radici“.

Sono intervenuti anche il Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, Padre Antonio De Luca, il parroco della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Pertosa, don Pasquale Lisa, e il Reverendo Padre don Michele Petruzzelli, Abate Ordinario della Abbazia Territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, che ha sottolineato il grande valore scientifico dell’opera e il dovere di non rinunciare mai ad investigare e studiare.

Non posso non sottolineare la presenza benedettina nella nostra Diocesi a partire dall’ormai soppressa Diocesi di Policastro nella quale mille anni fa il primo Vescovo fu un benedettino – dichiara il Vescovo -. La nostra è una terra di spiritualità. La spiritualità non è una teoria ma la scoperta continua delle nostre radici. La nostra spiritualità è benedettina. Ha la funzione di ricomporre i frammenti, utili a camminare verso il futuro pieni di anima e verità.

A presentare il volume è stato invece il professore Giancarlo Abbamonte dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli. Il libro traduce pergamene scritte in greco tra il 1092 e il 1118 e conservate nell’Abazia di Cava de’ Tirreni. Nel libro viene messo in rilievo il ruolo centrale che i monasteri greci avevano nella comunità, la loro funzione, il rapporto con le genti locali e il fenomeno migratorio.

Punto cardine di questa edizione è stato cercare di conciliare l’aspetto scientifico-culturale con l’aspetto divulgativo – conclude lo scrittore -. Abbiamo il dovere morale e civile di rendere fruibile al pubblico quello che invece spesso è ritenuto un patrimonio degli specialisti. Il patrimonio che in questo caso è identitario di una comunità non può che appartenere alla comunità da cui è nato. Ho messo in rilievo in queste pergamene la diversità anche linguistica di questo greco rispetto ad altre aree dell’Italia meridionale. C’è una koinè sostanziale che unisce anche nella diversità. I Santi bizantini avevano il compito di dissodare il terreno e questa pratica era tipica della mentalità dei monaci. I monaci non vengono da Costantinopoli, ma arrivano dalla Sicilia e dalla Calabria e la loro prima origine è egiziana. È il primo monachesimo di Sant’Antonio Abate. C’è questa koinè che unifica tutta l’Italia Meridionale e questo monachesimo unisce anche l’Europa. Il monaco non è colui che vive in solitudine ma colui che ha scelto una vita indissolubile e quindi una vita al servizio di Dio, fatta al più alto livello“.

Ha collaborato alla stesura del volume anche la professoressa Rosanna Alaggio.

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