Una lunga pagina del quotidiano “la Repubblica” per le Grotte di Pertosa-Auletta e per la Fondazione MIdA questa mattina ha dato ancora maggior lustro a quello che è uno dei siti di maggior interesse in Campania, attirando visitatori anche dalle regioni vicine.

L’articolo a firma di Antonio Di Gennaro pone l’accento sui 61mila visitatori che hanno fatto il loro ingresso nelle Grotte durante lo scorso anno, affermando una crescita del 30% negli ultimi due anni, oltre al fatto che il sito è tra i primi in graduatoria a non avere una gestione statale, ma la Fondazione dei Musei integrati dell’ambiente nata nel 2004 e che ha tra i soci fondatori i Comuni di Pertosa e di Auletta, la Provincia di Salerno e la Regione Campania. “Quello di Pertosa-Auletta – secondo il giornalista di Repubblica – è un modello di gestione dei beni culturali e ambientali ‘dal basso’, diverso e complementare rispetto a quello ‘ministeriale’ dei siti più blasonati“.

Il noto quotidiano nazionale pone poi l’attenzione sul sistema di musei e sulla rete di attività di promozione e ricerca che hanno trasformato l’intero paesaggio in un grande museo del territorio. E’ il presidente della fondazione Francescantonio D’Orilia al centro dell’articolo di Di Gennaro che lo descrive come “una delle persone che queste cose ha cominciato a
immaginarle e vederle una quarantina d’anni fa, da ragazzo con la cooperativa Carlo Levi già lavorava per il riscatto di queste terre, ha vissuto le ultime lotte contadine degli anni ‘70, poi il terremoto del 1980, che poteva essere la fine di tutto, e invece è stato l’inizio“.

Poi passa al Museo del Suolo, il primo in Italia, e alla direttrice scientifica della Fondazione, la professoressa Mariana Amato dell’Università della Basilicata. Oltre 10mila visitatori in un anno e mezzo per il sito culturale in cui sono esposti monoliti dei più importanti suoli della Campania. E ancora, la ricerca per salvare il carciofo bianco di Pertosa e il presidio Slow Food, ma anche i 15 giovani dipendenti della Fondazione e la loro continua formazione sul campo, oltre ai numerosi collaboratori esterni.

Sono i semi di una nuova economia cooperativa, dal basso – scrive Di Gennaro – e la scommessa è ora quella di passare da una graduatoria arida di siti e musei, per quanto lusinghiera, a un sistema, una rete di territori che tenga finalmente insieme tutte queste cose“.

– Chiara Di Miele –

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