LA SVISTA – Intervista a Marcello Cavalli

























Lo incontro in compagnia del vecchio Goldrake e del nuovo mito Rat Man nel meraviglioso mondo della fantasia e nell’incredibile mondo dei cartoni animati. Avvolto dalle atmosfere irreali del fumetto, è seriamente impegnato nella scrittura di quelle storie che i bambini, ed anche gli adulti, guardano affascinati in televisione.

  • Quello dei “cartoni animati” è un mondo particolare, perché?

È decisamente un mondo particolare, perché tra i pochi che ancora ti consente di esprimerti e dove ancora esiste un precario equilibrio tra autorialità e consumismo. Per quanto, infatti, i grandi produttori tendano a creare prodotti a tavolino di cui si sa già il potente valore economico, spendibile nella creazione di gadget o nella capacità di attrazione di inserzionisti pubblicitari, la fantasia e la creatività sono ancora apprezzate e un buon personaggio, capace di far sognare ha ancora un certo valore. Essendo un mondo “artigianale” fatto di appassionati, il prodotto è fatto ancora con amore e il profitto è una conseguenza e non l’unico fine.

  • Scrivere sceneggiature per i cartoni animati ha un certo fascino. Riesci a rivederti bambino? Scrivendo le storie, giochi con le paure, le ansie e le gioie dei bambini di oggi e della tua infanzia?

Per scrivere delle sceneggiature non si deve tornare bambini, ma forse non bisogna mai avere abbandonato quella dimensione. Certo si cresce e si matura, ma l’esperienza diventa un valore aggiunto e non un limite alla fantasia. È proprio come quando da bambini si inizia un gioco e nel giocare ci si crea una storia, un personaggio e un’ambientazione, ad esempio: ” Facciamo che io ero un cow boy e tu un astronauta”… ecco, l’unica differenza con il mondo dell’infanzia sta nel fatto che un bambino vive la storia nel suo svolgimento e uno sceneggiatore, che ha anche l’esperienza di un adulto, sa già come va a finire.







  • Hai creato qualche personaggio particolare al quale vorresti dare vita?

Ce ne sono tanti. Purtroppo o per fortuna, la fantasia crea ad una velocità tale che il mercato, peraltro già un po’ saturo, stenta a recepire. Chissà che con la tv digitale non nascano tanti nuovi soggetti capaci di recepire tutta l’offerta sul mercato.

  • A quali personaggi ed a quali storie sei particolarmente affezionato?

Se devo parlare dei cartoni della mia infanzia, direi sicuramente i cari vecchi Goldrake, Star Blazers, Robotech e il poeticissimo Conan di Miyazaki. Se ti riferisci a personaggi che ho avuto l’onore di animare, senz’altro Rat-Man di Leo Ortolani: il primo amore non si scorda mai.

  • Cosa hanno di diverso le sceneggiature che scrivi rispetto alle storie dei personaggi dei cartoni animati giapponesi?

Gli autori della mia generazione sono assolutamente intrisi di cultura del cartone giapponese e quindi credo che, giocoforza, parte di quegli stessi stilemi abbiano contagiato il modo europeo o comunque occidentale di raccontare. Ciò che senza dubbio è differente è il genere di comicità e forse anche i valori proposti. Ritengo che la nostra comicità sia spesso più sottile e critica verso la società e che allo stesso tempo i nostri valori siano un po’ più stereotipati e presi forse meno sul serio di quanto non accada in Giappone.

  • E’ sempre valida in una sceneggiatura l’idea dell’eroe e del suo scontro con le forze del male?

Assolutamente sì, direi che è la base da cui si parte quasi sempre. Sicuramente poi i generi si sono diversificati e per fortuna c’è la possibilità di spaziare dall’avventura alla commedia o altre varietà di storie, ma se si parla di avventura “schietta”, “il viaggio dell’eroe” è ancora un punto fermo valido sul quale creare variazioni sul tema.

  • Quali sono gli elementi che non devono mai mancare in una sceneggiatura di cartoni animati?

Gli elementi cambiano con i mutamenti della società. I ragazzi di oggi, stimolati, forse fin troppo, da tv, internet, esperienze quotidiane, vogliono prodotti pieni di umorismo e di idee. Credo che un creatore di cartoni animati sia obbligato ad essere molto più creativo di un autore cinematografico, perché il tipo di pubblico esige di non annoiarsi e ha sempre il dito puntato sul telecomando.

  • A cosa ti ispiri quando devi scrivere una sceneggiatura?

Ovviamente dipende dal target di età del pubblico, ma direi che tutto è fonte di ispirazione: vita quotidiana, esperienze personali, letture, cultura personale, fumetti, cartoni, cinema… tutto viene assimilato, rimescolato e rielaborato per creare qualcosa di completamente nuovo.

  • Riuscire a scrivere e a far parlare un personaggio con un linguaggio che possa essere facilmente compreso dai bambini ed allo stesso tempo trasmettere un messaggio, è abbastanza difficile? Quali sono i tuoi “trucchi” del mestiere?

Un errore che spesso si fa è pensare che i bambini, perché sono piccoli, siano stupidi. Certamente non bisogna pensare di scrivere una cantica della Divina Commedia, ma il linguaggio non deve essere troppo semplificato per paura che non venga compreso. A meno che non si tratti di prodotti prescolari, per cui chiaramente bisogna avere un’attenzione diversa, bisogna parlare la lingua di tutti i giorni: quella che i ragazzi sentono a scuola, al telegiornale, in famiglia. Tutto questo sia perché in realtà i ragazzi capiscono, sia perché è giusto che imparino, anche facendo domande, quando qualcosa non è completamente chiaro.

  • Oggi vanno di moda molto i cartoni animati per ragazzi ed adulti. Pensi che il loro successo possa dipendere dal fatto che in quei personaggi ritroviamo vizi, difetti e tic dei giovani e degli adulti della società odierna?

Certamente questo è il motivo fondamentale per cui sono seguiti, ma anche perché gli adulti di oggi, che sono cresciuti ieri con il linguaggio dei cartoni animati, non sono prevenuti verso di essi e non li considerano un prodotto esclusivamente per bambini.

  • Consiglieresti ad un giovane studente di fare il disegnatore o lo sceneggiatore del mondo dei fumetti?

No, per due ragioni: la prima è che il mercato è quasi saturo e ci sono poche possibilità di riuscire, la seconda è che il mercato è quasi saturo e crearmi dei concorrenti non mi conviene

  • Guardando un cartone animato, difficilmente ci si informa su chi ha permesso a quel personaggio di vivere. Il mondo del cartone animato “nasconde” chi lavora dietro le quinte. Perchè?

Credo che sia lo stesso difetto che ha il mondo del cinema: un film è del regista e dell’attore famoso che lo interpreta e il pubblico si accontenta di avere queste informazioni. Ma credo sia naturale come per ogni altro prodotto del mercato. Si ignora chi ha coltivato il grano, chi l’ha mietuto, chi ha macinato la farina… si sa solo quale marca di pasta si sta consumando. Lo stesso per cinema e cartoni, ci sono dietro talmente tante persone che è difficile far capire il lavoro e l’utilità di ogni singolo elemento della catena produttiva. Ci si ricorda a malapena dell’autore.


“E’ un lavoro che si fa con grande passione e quasi sempre molto volentieri. Si tratta di liberare la fantasia, certamente condizionato dalle esigenze del mercato, del committente e di tante altre variabili, ma fondamentalmente si tratta di creare un mondo coerente, dar vita a personaggi di fantasia con caratteri, passioni, motivazioni ben definite. È un po’ come giocare a fare il piccolo dio, ma senza nessuno che ti osanni”. Ci confida Marcello Cavalli. E noi ora lo lasciamo “giocare” con i personaggi delle storie che crea, con gli eroi della sua infanzia e del suo lavoro. Soprattutto lo ringraziamo per aver detto di voler creare un “mondo coerente”, poiché è proprio la coerenza che spesso manca nel mondo di oggi e sapere che la possiamo incontrare almeno nel mondo dei Cartoni Animati, ci fa sperare che i bambini imparino a conoscerla ed a riconoscerla nel caso un giorno la dovessero incontrare nella loro vita e, perché no, ad insegnarla a qualche adulto cresciuto male e troppo in fretta.


 – NOTE SULL’ARTISTA –

Marcello Cavalli è nato a Parma e vive in provincia, a Noceto, dove lavora come sceneggiatore con Michele Ampollini. Ha lavorato alla serie animata di Rat-Man, di Leo Ortolani, a Camera Cafè, a Piloti ed ha realizzato diverse sceneggiature per corti, sia a cartoni che live action, che sono andati in onda su sky. Ha realizzato la sceneggiatura di alcuni speciali a fumetti per Rat-Man e del film indipendente “Felino” che viaggia nel circuito dei film festival. Pubblica i “Miei Ragguardevoli Sabati Sera” su Rat-Man, scritti a quattro mani con Michele Ampollini. Attualmente sta sviluppando diversi progetti e sta lavorando ad una serie a cartoni animati tratta da fumetti di Mauricio De Sousa, sulla vita del piccolo Ronaldinho Gaucho, il famoso calciatore.


 

 – Paola Testaferrata –


 































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