La carenza e il costo delle mascherine hanno portato a trovare soluzioni casalinghe per sanificarle e quindi riutilizzarle, non sempre corrette. Sono aumentati casi di congiuntiviti, occhi arrossati e lacrimanti riconducibili alla sanificazione casalinga.

Specifichiamo una cosa: tutte le mascherine sono monouso. Vuol dire che una volta utilizzata sono da buttare, perché hanno fatto il proprio lavoro. Ma ovviamente una mascherina per fortuna non dura soli 30 minuti, cioè il tempo che dovremmo stare fuori casa in questo periodo. Questo cosa vuol dire? Non avendo a disposizione una quantità di mascherine sufficiente, si potrebbe riutilizzarle.

Esistono varie mascherine: quelle di cotone, le chirurgiche, FFP1, FFP2, FFP3 con e senza valvola. Quelle cucite in casa hanno la stessa efficacia di una sciarpa su naso e bocca, non filtrano come le altre mascherine, ma in mancanza di altro è meglio di nulla, perché bloccano le goccioline dal naso e dalla bocca, riducendone l’emissione. Quello che importa è che durante la respirazione, se tossiamo o starnutiamo, le nostre goccioline non vadano verso la persona che abbiamo vicino.

La chirurgica è fatta con un tessuto specifico, ha una durata tra le 6-12 ore, però se non è utilizzata per un uso continuativo, la si può utilizzare per diversi giorni consecutivi. Le FFP 1/2/3 sono delle mascherine costruite con un particolare tessuto filtrante. Sono quelle che proteggono di più se usate nel modo corretto. La differenza è che le mascherine chirurgiche non aderiscono strettamente ai contorni del viso e pertanto possono soltanto impedire che le goccioline di secrezioni respiratorie (droplet) più grosse vengano in contatto con la bocca o il naso di chi le indossa. La maggior parte di quelle filtranti, invece, sono fatte in modo da aderire strettamente al viso di chi le indossa, filtrando così anche le particelle più piccole che potrebbero essere inalate o venire in contatto con le mucose di naso e bocca. L’inconveniente delle FFP è di non essere tollerate per lunghi periodi per la difficoltà di respirarvi attraverso. Quelle filtranti non sono raccomandate per i bambini o per le persone con la barba perché non aderiscono perfettamente al contorno del viso.

Dato che non utilizziamo una mascherina per più di 12 ore possiamo sanificarle. I metodi non sono tanti e non affidatevi al fai da te. Ricordate sempre che tutto ciò che utilizzate sulla mascherina viene poi inalato. Un prodotto che si può utilizzare è l’alcol, preferibilmente per uso alimentare perché non subisce nessun processo di denaturazione e quindi si può creare una soluzione di 3 parti di alcol e una di acqua. L’alcol denaturato è rosa perché subisce un processo di denaturazione con l’aggiunta di sostanze che sono in grado di evaporare con esso in modo tale che anche con un’eventuale distillazione non sia possibile separarlo. Quindi se utilizzate quello denaturato fatelo evaporare benissimo, anche per più di un giorno.

Un altro metodo è lasciare le mascherine al sole in quanto il virus è molto labile alla luce: si possono lasciare all’aria e alla luce naturale. Anche i raggi UV debellano il virus: se avete una luce uv, anche un fornetto per le unghie, lasciando la mascherina per almeno 30 minuti esposta alla luce uv sarà quasi totalmente sanificata. Un altro metodo consiste nell’utilizzare il vapore, ad esempio quello prodotto dal ferro da stiro. Questi metodi vanno bene per tutte le mascherine, sia per le chirurgiche che per quelle con il filtro.

Mi raccomando di non utilizzare miscele casalinghe con candeggina o disinfettanti vari, perché possono irritare pelle o occhi e causare congiuntiviti.

Le mascherine sono da buttare quando le si sente umide all’interno, a quel punto non filtrano bene l’aria. Consiglio di non utilizzare più di cinque volte la stessa mascherina, perché ad ogni utilizzo tende a diminuire il potere filtrante. Ovviamente i metodi di sanificazione hanno senso se la mascherina viene maneggiata con accortezza: toglierla sempre dalle orecchie e mai toccarla sul davanti, lavare le mani prima di toglierla e di nuovo quando la si è tolta, disinfettarla e adagiarla su un piano ben sterilizzato oppure metterla all’aria.

Un uso non corretto di mascherine può aumentare, anziché ridurre, il rischio di trasmissione dell’infezione. Va infatti sempre ricordato che nessuna misura da sola può fornire una protezione completa nei confronti delle infezioni ma soltanto una serie combinata di azioni può riuscire a proteggerci. La mascherina non rende immuni dal virus, bisogna sempre mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro, lavarci bene le mani, non toccare la mascherina per spostarla per parlare, sentire o fumare, e non toccare il viso con le mani. Indossare la mascherina serve per proteggere noi stessi e gli altri, ma non basta: il tutto deve essere accompagnato da buon senso civico e igienico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*