Il Tribunale di Potenza resta al momento senza alcuna guida. Infatti, dopo le dimissioni dei giorni scorsi del presidente Catello Marano e contestualmente anche la domanda di pensione, il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta di ieri, ha accettato le sue dimissioni.

Il presidente Marano, 69 anni, ha lavorato anche al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presiedendo il Collegio penale che portò alla condanna di alcuni esponenti del clan dei casalesi nell’ambito del processo denominato “Spartacus”. Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha accolto le dimissioni nonostante lo stesso Marano si trovi sottoposto a un procedimento disciplinare che ha portato già all’emissione di una sentenza con la perdita di sei mesi di anzianità e il trasferimento d’ufficio alla Corte di Appello di Napoli. Sentenza non passata in giudicato.

Ma per il Csm, come sottolineato ieri durante la seduta da Maria Tiziana Balduini, che ha esposto il punto e proposto l’accettazione delle dimissioni, “non sussistono interessi dell’amministrazione ostativi all’accettazione delle dimissioni, essendo lo stesso Marano mai sottoposto a sospensione cautelare”. Le dimissioni, dopo la ratifica del Csm, saranno efficaci dal prossimo 1° dicembre. Il plenum del Consiglio si è espresso ieri, dopo la proposta formulata qualche giorno fa dalla IV Commissione dello stesso CSM. Marano era arrivato a Potenza tre anni e mezzo fa, nell’estate del 2018, dal Tribunale di Nocera Inferiore dove ricopriva sempre il ruolo di presidente. Sull’ormai ex presidente del Tribunale di Potenza si era scatenata una bufera la scorsa primavera, quando alcune notizie di stampa lo accostavano ad un imprenditore di Castellammare di Stabia indagato in un procedimento penale (poi condannato).

Notizia poi smentita dal legale Francesco Picca, che a inizio ottobre scorso ha sottolineato il fatto che Marano “non ha mai coltivato alcun rapporto di amicizia con la persona in questione, suo mero conoscente” e di essere estraneo a ogni circostanza riguardante la vicinanza all’imprenditore indagato. Adesso il Csm dovrebbe decidere come muoversi per designare un nuovo presidente, probabilmente già a inizio del nuovo anno.

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