regali natale franco iorioScrivere, spesso è un dovere. A volta è una necessità dell’animo.

Scrivere è fede in una magia: un verbo che esplora la ragione, non di rado la verità, un aggettivo che arriva a chiarire dove prima non è riuscito, un avverbio che si riprenda il comprensibile appena avanti indecifrabile. Tornare a scrivere, sperando di dire cose non banali o cadere nell’ovvietà del discorso scontato.

L’occasione buona è il Natale alle porte, gli auguri, lo scambio dei voti di speranza, l’auspicio di giorni migliori. Non per niente si dice, sinceramente moltissimi credono, che a Natale tutti siamo più buoni. Quasi che la bontà fosse una qualità connaturata all’uomo, invece che grandezza d’animo coltivata nel sentimento del bene comune.

Eppure, a Natale riscopriamo momenti di partecipazione intima fatta di incontri sotto l’albero, quando la famiglia si ritrova intorno al camino scoppiettante e ciascuno porta il dono possibile in questi momenti di ristrettezze e di sofferenza. E sia pure per pochi giorni scopriamo che intorno si respira aria di umanità, di comprensione, di cortesia.

Il ricordo va all’infanzia, la mia, alla narrazione dei sacerdoti persiani, i Magi, che “non si misero in cammino perché videro la stella, ma videro la stella perché si erano messi in cammino”. Alle campane che annunciano nell’aria il canto del “gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.  E non posso, oggi, fare a meno di pensare che forse c’è quella gloria, ma certo non quella pace e nemmeno sono molti gli uomini di buona volontà nel nostro Paese. E men che meno dalla nostre parti.

Natale viene alla vigilia del nuovo anno e credo un po’ tutti, protesi verso la tormentata attesa di giorni migliori, nell’intimità della propria coscienza, ci domandiamo: ma dove stiamo andando?

Perché, in verità, sull’atlante geografico dell’oggi, fatto di troppi vuoti e di improvvise incognite, l’ago della bussola appare come impazzito. E non è solamente l’atlante geografico del mondo ad essere terremotato, ma forse quello che ci portiamo dentro, che ci fa protagonisti e vittime del quotidiano. E’ il panorama in cui, giorno dopo giorno, cavalchiamo vergogne, emarginazioni, impotenze, piccole e grandi ingiustizie, nel silenzio e nel rumore.

Lavoro, politica, sanità, economia, giustizia, ambiente: esempi concreti di contenuti in crisi profonda, avvelenati con l’aria che respiriamo, come i paesi che abitiamo, fallimenti collettivi perfino nell’universo sino a ieri del benessere.

A questo punto è arrivato il momento di fermarci e di guardarci profondamente negli occhi per cercare una via da percorrere per un futuro comune, per ritrovare i valori della persona e della vita.buon natale

Così mi accorgo che è difficile parlare del Natale di questo 2013. Perché bisogna fare i conti con tanti aspetti negativi dell’esistenza: il lavoro che manca, la crisi che morde, la povertà che angoscia, la giustizia che scarseggia, la sfiducia che penetra, la politica… lasciamola da parte per l’occasione.

Vorremmo un Natale diverso, magari con meno emigrazione e più investimenti, con meno frammentazione e più impresa, con meno presenzialismo e più produttività, con meno ambiguità e più coerenza. Chissà che vedendo la stella di Natale, come i Magi troviamo la forza per metterci in cammino. Che significa mettersi in discussione, interrogarsi, fare un esame di coscienza…

Tutti, perché tutti abbiamo le nostre responsabilità. Nessuno può restare a guardare o, peggio, ad addossare le colpe agli altri. Ecco, così possiamo farceli gli auguri, auguri di serenità, auguri di pace, auguri di prosperità. Verranno, ne sono certo, giorni migliori per tutti.

Auguri a chi è solo, a chi non ha nessuno con cui spartire la gioia del Natale. Auguri ai giovani: “Non c’è speranza senza paura, e paura senza speranza” (Karol Wojtyla, La bottega dell’orefice).

Auguri a chi è lontano: mancherà a noi non meno che noi a lui. Auguri a tutti per un giorno che verrà, quando guardando dalla finestra non vedremo più discordie, né lotte, né povertà: prenderemo allora un albero, lo vestiremo di stelle e quel giorno sarà Natale!

– Franco Iorio –

 

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