La storia di Assunta Soldovieri, cresciuta a Pertosa ma con lo sguardo oltre i confini, è quella di una giovane ambiziosa e piena di sogni che, pur essendosi formata in Italia, ha deciso di realizzarsi all’estero. Assunta oggi vive in Inghilterra, la terra che l’ha accolta e che le ha permesso di fare ciò che la rende felice: occuparsi degli altri.

Dopo una prima esperienza importante e formativa con la Croce Rossa Britannica a supporto dei rifugiati, oggi Assunta è la manager di un’organizzazione del Regno Unito che si occupa di tutelare i diritti dei cittadini. L’attenzione all’altro e ai suoi bisogni, la voglia di crescere professionalmente e umanamente anche se lontana da casa e dalla famiglia, hanno reso Assunta Soldovieri una donna in carriera che, nonostante i successi lavorativi in terra straniera, non dimentica mai le sue radici valdianesi.

Come ha avuto inizio la tua esperienza lavorativa e personale in Gran Bretagna?

Nel 2015 mi sono trasferita in Scozia, a Dundee, dove ho seguito un master in International Law and Security (Diritto e Sicurezza Internazionale). Durante l’anno di studio, ero venuta a conoscenza del lavoro che la Croce Rossa fa in Gran Bretagna. In particolare, mi ero interessata dell’aspetto relativo a rifugiati e richiedenti asilo essendo questo un argomento che mi stava particolarmente a cuore, infatti la mia tesi triennale si era proprio basata sull’esperienza dei rifugiati dell’ex-Jugoslavia. Io ho sempre ritenuto essenziale il valore della cooperazione, non solo internazionale, ma anche nelle piccole comunità. Questo mi ha portato sempre ad interessarmi ed a fare volontariato anche in Italia: sia nel mio paese, dove mi rendevo disponibile nel mio piccolo quando possibile, sia a Roma quando, durante il mio periodo di studi, ho prestato assistenza ai senzatetto con la Comunità di Sant’Egidio. Così, subito dopo aver finito il mio master, mi sono trasferita a Londra dove mentre assistevo il mio relatore di tesi su ricerche di diritto internazionale, ho iniziato a fare volontariato in due organizzazioni non governative: JRS UK (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati) dove prestavo assistenza (sociale e informativa) ai richiedenti asilo in centri di detenzione per immigrati; e per la Croce Rossa Britannica nel Refugee Support Service (Servizio di Supporto per i Rifugiati). Dopo qualche mese, ho ottenuto un lavoro amministrativo, per poi dopo un anno passare alla posizione di Caseworker che si basa sull’assistenza a richiedenti asilo e rifugiati nella zona di Londra. Il mio progetto specifico si focalizzava su coloro i quali si trovano in una situazione di povertà, informandoli sui loro diritti ed aiutandoli ad ottenere assistenza legale, così come accesso al sussidio statale quando disponibile, ma anche accesso ad un alloggio o più semplicemente a centri dove potevano ricevere cibo, vestiti e assistenza pratica.

Qual è l’aspetto che ti è rimasto più a cuore dopo aver lavorato per la Croce Rossa con i rifugiati?

La forza che traspare dagli occhi, a volte spenti, a volte pieni di speranza, di coloro che ho avuto l’onore di conoscere durante i miei 5 anni con la Croce Rossa Britannica è ciò che più di ogni altra cosa porterò con me, insieme alla grande generosità dei tanti volontari che donano il loro tempo e la loro grande esperienza nel supporto dei beneficiari gestendo spesso situazioni molto difficili. Le storie di persone che hanno dovuto lasciarsi tutto alle spalle, anche a volte una vita agiata, lontani da famiglie e amici riesce davvero a cambiare la prospettiva di chi le ascolta. Io, come loro, sono un’immigrata, ma con tantissimi privilegi. Posso rientrare dalla mia famiglia ogni volta che voglio. Posso decidere di lasciare tutto e tornare indietro quando voglio. Questo però non vale per i miliardi di richiedenti asilo nel mondo. Loro sono fuggiti dalle situazioni più disparate e spesso inimmaginabili. Raggiungono un posto dove sperano di poter trovare sicurezza e, spesso, di poter portare in salvo anche le famiglie rimaste indietro. Invece, nei casi più fortunati si ritrovano inghiottiti in un sistema burocratico che dura spesso anni, in condizioni deleterie, a volte con bambini piccoli a seguito, altre senza poter veder crescere i propri figli. Ma nonostante tutto, molti di loro hanno tanta forza e voglia di donarsi al prossimo, infatti in tanti da fruitori di un servizio diventano loro stessi volontari per cercare di aiutare chi ha bisogno.

Il tuo nuovo incarico da manager ti porta ad essere maggiormente vicina alle esigenze dei cittadini britannici e a tutelarne i diritti. In cosa consiste per la precisione il tuo ruolo?

Al momento lavoro come Advice Services Manager per il Citizens Advice East Berkshire. Citizens Advice é un’organizzazione del Regno Unito che da oltre 80 anni presta assistenza a vario titolo a cittadini britannici, e non solo, a tutela dei loro diritti. Ogni area del Regno Unito ha un dipartimento di riferimento gestito internamente offrendo i servizi che sono maggiormente richiesti nell’area di riferimento. Conoscevo bene questa organizzazione siccome spesso mi ritrovavo a suggerire ad alcuni clienti di contattare la loro linea di consulenza gratuita per questioni specifiche. Il mio é un ruolo manageriale che copre due uffici nella contea inglese del Berkshire dove vivo da circa un anno. Al momento gestisco due team composti da circa 30 professionisti che offrono assistenza e consulenza ai cittadini in vari ambiti: principalmente accesso ad aiuti statali e altri servizi, consulenza legale
in ambito di immigrazione e assistenza nella gestione delle finanze e di debiti. Parte del mio ruolo prevede la gestione dei progetti e dei relativi fondi; la raccolta di dati da trasmettere all’organizzazione centrale per statistiche a scopi di ricerca e advocacy.

Hai studiato e ti sei formata in Italia, poi hai deciso di fare carriera all’estero. Cosa hai portato con te delle tue origini?

Sin da piccola ho respirato l’era della “globalizzazione” anche partendo da una realtà piccola come Pertosa. Parte della mia famiglia d’origine vive in Venezuela; anche il solo fatto di avere cugini “dall’altra” parte del mondo, che
hanno una lingua madre diversa dalla mia, mi ha fatto capire sin da bambina che il mondo è grande e merita di essere esplorato. Poi il gemellaggio tra la mia scuola media e la scuola Edmondo De Amicis di Buenos Aires e la mia
esperienza in Argentina a soli 13 anni hanno contribuito ad alimentare questo mio desiderio di esplorazione e conoscenza. Ecco perché ho deciso di studiare al liceo linguistico; volevo imparare a comunicare, nel mio piccolo, con quante più culture possibili, smussando i confini geografici. Questa voglia di conoscere mi ha portato quindi a Roma, e poi da Roma ad Istanbul in Erasmus, per poi andare in Scozia ed infine in Inghilterra dove vivo tuttora. In tutti questi viaggi ho portato sempre con me una cosa su tutte: il voler conoscere senza giudicare, senza mai mostrarmi reticente. Penso che questa curiosità tipica della mia persona e del mio percorso abbia trovato il terreno fertile nelle mie origini meridionali e nella mia famiglia che mi ha sempre non solo appoggiata, ma spinta, nonostante tutte le difficoltà, a continuare ad inseguire i miei obiettivi. L’essere accoglienti e loquaci sono altri simboli del sud che fanno parte di me e mi hanno portata ad incontrare persone meravigliose, a farmi voler bene e ad essere accettata nei diversi contesti nei quali ho fatto capolino. Quindi più che aver “deciso” di fare carriera all’estero, direi che lungo il mio percorso sono caduti tanti semi dettati dal mio amore per il “diverso e l’avventura”, che oggi mi hanno portato a germogliare qui e che, in futuro, magari riserveranno anche altre sorprese.

Immagini che restando in Italia avresti potuto raggiungere gli stessi traguardi?

Non mi sento in grado di rispondere a questa domanda in maniera univoca in quanto ci sono molti fattori da tenere in considerazione. A volte bisogna anche trovarsi nel posto giusto al momento giusto e soprattutto avere tanta determinazione. Io non mi sono mai accontentata. Quando durante la triennale dovevo completare delle ore di tirocinio, mi sono attivata mentre ero ancora in Erasmus in Turchia. Ho scaricato da internet una lista di organizzazioni a Roma che si occupano di cooperazione internazionale ed ho personalmente contattato molte di queste, inoltrando il mio curriculum. Mi hanno così chiamata per un tirocinio pagato ad Arcs – Arci Culture Solidali. Una bellissima esperienza che mi ha permesso di conoscere e assistere nella gestione di progetti di volontariato all’estero. Questo per dire che penso che anche l’Italia possa dare delle opportunità ai giovani, ma bisogna essere propositivi. Certo, in Gran Bretagna finora in termini di lavoro c’è stata sicuramente una situazione migliore rispetto all’Italia e forse, fossi rientrata dopo il mio master, non mi troverei a ricoprire una posizione di tale prestigio a meno di 30 anni. Tuttavia, questa é la mia situazione, ma anche in Inghilterra in molti fanno volontariato per anni e lavori saltuari, non riuscendo facilmente ad ottenere la posizione desiderata mettendo a frutto anni di studio. Mentre in Italia conosco personalmente giovani che sono riusciti velocemente a fare carriera essendo bravi in ciò che fanno. In sintesi, non so come la mia vita sarebbe stata avessi preso la decisione di rimanere in Italia, ma conoscendomi sono sicura che l’Italia non sarebbe stata un limite. Sono state la mia voglia di conoscere il mondo e le varie situazioni della vita che mi hanno portato a considerare la Gran Bretagna una casa di adozione.

Una giovane donna italiana all’estero, realizzata professionalmente e personalmente. Qual è il consiglio che vorresti dare alle ragazze che iniziano a progettare il proprio futuro?

Non accontentarsi mai! Valuta bene ogni opportunità, lascia i tuoi sogni fluidi, senza darti limiti. Poniti degli obiettivi e perseguili a tutti i costi: studiando e creandoti le opportunità. Devi essere ATTRICE e non spettatore della tua vita. Partecipa ad eventi quando possibile, conosci gente del settore a cui chiedere consigli, contatta in prima persona aziende e soprattutto sii pronta a ricevere no, anche quelli fanno crescere. Ogni occasione, ogni lavoro, ogni NO (perché ce ne sono tanti) sono un’opportunità di crescita personale e ti permettono di scoprire qualcosa in più sul mondo del lavoro e su di te. E anche quando penserai di aver trovato il lavoro ideale, continua a cercare spunti di crescita, corsi di aggiornamento; mantieni sempre la mente attiva e informata. Qualche viaggio o breve esperienza all’estero fa sempre bene alla mente: allarga gli orizzonti e fa scoprire nuove realtà che sono fondamentali per la crescita personale. Questo però non vuol dire che puoi realizzarti solo all’estero, anzi. Ognuno ha la sua esperienza di vita e le sue necessità. Guarda dentro di te e capisci, col tempo, cosa è più adatto a te, ma sii sempre pronta ad adattarti. Non puoi fare piani con la vita, ma puoi cercare di prendere sempre il meglio da ogni situazione essendo determinata e convinta di ogni tua scelta.

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